Konrad
Konrad consiglia Vini e cibi critici

Meet a good meat!

In un mondo che parla solo di crisi-economia-lavoro lasciando sempre da parte la terra e l’agricoltura, c’è chi dice no. E ci offre qualcosa fuori dal circo globale di  sapori (e dolori) standardizzati.

La campagna di El Clap a Villanova del Judrio. Piccoli appezzamenti (di proprietà e in affitto) per un totale di 45 ettari a seminativo e 8 di vitato. Anche visivamente, il contrario del deserto agri-industriale padano (e anche friulano), dove non esistono più alberi, siepi e nulla che possa ostacolare il passaggio dei grandi macchinari agricoli. I Mocchiutti hanno ereditato terra e passione dal padre e ora, 3 fratelli ed una cognata, guardano avanti. Biologico dal 2000. Senza indulgenze all’età dell’oro: affittano una mietitrebbia per una parte del raccolto, il resto lo fanno con il trattore e i loro mezzi. La tecnologia può aiutare il campo, senza stravolgere il paesaggio. In azienda si arriva entrando nel cortile di una classica casa friulana con il portico, casa e cantina unite tra di loro in legame indissolubile. Da lì una strada sterrata, tra i campi, porta alla stalla. Parliamo con Daniele Mocchiutti. Quante mucche avete? Dal capo per eccellenza che è il toro, alla mucca più vecchia fino all’ultimo vitello nato, siamo in cento. E non ci si può non accorgere di quel “siamo”. Gli allevamenti industriali sono lontani anni luce. Qui le mucche sono a stabulazione libera. È impossibile pensare ad una limousine legata! dice Daniele. La limousine è originaria dell’omonima regione francese in cui Gilles Deleuze soggiornava l’estate: mucche ruspiose dal pelo rosso nei pascoli verdi su infinite, verdi, dolci colline. Mille piani. Mille plateaux. Qui siamo in pianura, ma le mucche sono ugualmente libere, in una stalla aperta, integrata al campo o in un piccolo pascolo sul davanti. Il nostro progetto è di arrivare ad un utilizzo del pascolo molto più consistente. Forzate lo svezzamento dei vitelli? No. Fino agli 8 mesi i vitelli ciucciano il latte della madre. Niente separazioni imposte e niente latte artificiale. Farmaci? Solo se un vitellino appena nato prende un’infezione; a volte succede ed è quello l’unico caso in cui sotto stretto controllo veterinario per qualche giorno si somministrano antibiotici. Unico caso. E tanto di cappello alla piena trasparenza. Ricordate la mucca pazza? Mangimi di origine animale dati ai bovini. Farine di pesce. Killer meat. La carne non si può più mangiare. Mucca pazza, cavallo (malato e/o dopato?) nel ripieno dei tortellini Buitoni (Nestlè) e nelle polpette Ikea. È solo la punta di un iceberg. La carne non si può più mangiare. Tutti vegetariani, prima soluzione. Se, nel rispetto delle libertà individuali, non si volesse diventarlo non pare esistere la possibilità di vedere chiara e trasparente la filiera produttiva, unico modo per essere tutelati sulla sicurezza alimentare e sui sapori ed il vero piacere del cibo. I codici di tracciabilità sono specchietti per le allodole. La filiera della carne è sempre spezzata: mucca allevata alla catena in provincia di Parma che mangia cereali dell’Ucraina e farine animali cinesi, prende farmaci prodotti in Svizzera da multinazionali americane, viene macellata senza mai aver toccato un prato d’erba. Un classico. E noi mettiamo nel piatto questa truffa globale di sapori modificati e nocivi. È intollerabile. Dobbiamo rifiutarci. Per la salute nostra e del pianeta. Siete d’accordo? Allora emozionatevi anche voi, come me, scoprendo che le mucche dei Mocchiutti nascono sulla loro terra, mangiano quello che si coltiva a El Clap e la carne viene venduta direttamente in azienda. Potete regalarvi un sorriso. E, in giusta quantità, il piacere della carne. Cosa seminate per le mucche? Pisello, azuki, vigna sinensis, fagiolino dell’occhio, lab-lab, veccia. E poi orzo, frumento, triticale, avena, segale, sorgo e mais. Nella  prossima primavera pensiamo di seminare il lino, ottima fonte di olio e molto adatta per l’alimentazione dei bovini poiché ricco di omega 3. Il cibo per le mucche è dato da un’accoppiata tra leguminose e cereali, vi si aggiunge sempre anche foraggio (erba medica). Tutto biologico, naturalmente. Più bilanciato e sano di così! Ma non ci accontentiamo, la filiera la vogliamo vedere tutta. Trattamenti, concimazioni? L’unico concime che usiamo è il letame. Abbiamo provato dei concimi bio ma non ho visto molti risultati e considerando che il loro costo è notevole, penso che la vera alternativa sia  il sovescio, che pratichiamo. Le colture sono effettuate in rotazione. Un altro obiettivo, molto importante per noi,  è autoprodurre le sementi per l’anno successivo; quelle acquistate, pur biologiche, non sono adatte ai nostri terreni e spesso capita che le piante facciano fatica a crescere. Gestione totale della filiera. E piena trasparenza nel raccontarla. Ultima domanda. Voi mangiate la vostra carne? Daniele mi risponde senza esitazioni e chiude un felice cerchio evolutivo: Con mucho gusto!

Simonetta Lorigliola

Azienda Agricola biologica El Clap
Via Conchione 7 Villanova del Judrio UD
www.elclap.it  info@elclap.it tel. 0432 758066
vedi anche Il buon vino della terra Konrad, aprile 2013, pag. 23

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