Konrad
Natura e biodiversità

Amazzonia, i movimenti ambientalisti si battono per fermare il trattato Eu-Mercosur per l’importazione in Europa di carne bovina, soia e biocarburanti

I movimenti indigeni, Sem terra, i Fridays for future e tutte le campagne per la giustizia economica, climatica e sociale, tra cui, in Italia, la Campagna Stop-TTIP, stanno promuovendo delle azioni per chiedere alla Commissione europea e ai Governi dell’area Mercosur Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay – di rinunciare al trattato di liberalizzazione commerciale Eu-Mercosur.

Questo trattato ha l’intento di creare la più grande area di libero commercio del mondo, che riguarderà 800 milioni di persone. Una deregolamentazione degli scambi fra i due blocchi per promuovere un aumento delle importazioni europee di carne bovina, soia e biocarburanti, in cambio di maggiori esportazioni di automobili nei Paesi sudamericani.

Uno scambio fra agroindustria e automotive le cui pesanti esternalità ricadranno sulle condizioni della foresta amazzonica, già gravemente colpita da incendi e deforestazione guidata dai grandi allevatori e agricoltori con l’appoggio del governo brasiliano, in prima linea nella cancellazione dei
vincoli ambientali.

In un momento in cui la crisi climatica e sociale è più grave che mai, è del tutto inaccettabile che si propongano ricette economiche e commerciali improntate all’abbattimento di regole e controlli su prodotti e metodi di produzione devastanti per gli ecosistemi e le comunità.

Ad oggi, infatti, è virtualmente impossibile tracciare le importazioni provenienti dall’area del Mercosur, e in particolare dal Brasile. Il sistema di controlli europeo non pone sanzioni sostanziali sulle importazioni di materie prime collegate alla deforestazione, mentre la scarsa trasparenza delle imprese che operano nella zona rende difficile anche solo individuarle. Le stime dicono che l’80% della distruzione dell’Amazzonia è collegato al settore della carne bovina.

L’Unione europea è il primo partner commerciale in questa filiera, e l’Italia il primo mercato di sbocco: stringendo un accordo che indebolisce ulteriormente ispezioni e controlli, l’UE e i paesi membri rischiano di rendersi complici della definitiva distruzione di un bioma fondamentale per la vita sul pianeta, una foresta in grado di assorbire il 9% del carbonio globale.

Inoltre, accanto al disastro ambientale e climatico, ci sono le crescenti violazioni dei diritti umani: violenze e minacce nei confronti delle comunità native abitano la foresta stanno aumentando, con persone espulse e famiglie decimate da paramilitari al soldo delle imprese.

La foto è di Vinicius Löw (Unsplash)

Related posts

OGM tra mito e realtà in Friuli

Redazione KonradOnLine

Un piatto selvatico

giuliana lomazzi

LA RISERVA VA IN CITTÀ

Redazione KonradOnLine

Leave a Comment