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Diritti umani

Russia, nella conferenza on-line di fine anno Putin non cita mai né Navalny né altri casi scottanti

A causa del Covid-19 la conferenza di fine anno di Vladimir Putin, Presidente della Federazione Russa, quest’anno si è svolta in collegamento video dalla residenza di Novo-Ogarevo. E la pandemia (con oltre tre milioni di casi e quasi sessantamila decessi) è stata uno degli argomenti più discussi. Ha implicato chiusure, calo della produzione, aumento della disoccupazione, redditi più bassi. Tuttavia il Presidente è fiducioso, il Paese ha affrontato queste difficoltà “persino meglio di altri Paesi… il 70% del bilancio federale dipende ora da entrate non dovute al gas o al petrolio. Anche se a qualcuno piace pensare che la Russia sia una stazione di benzina”. Nel 2000 una persona su tre viveva sotto la soglia di povertà, oggi è scesa al 13%. E la Russia è il primo paese ad “aver prodotto un vaccino, o vaccini. Questi sono buoni vaccini, sicuri ed efficaci: la loro efficacia è di oltre il 95%”.

I recenti emendamenti alla Costituzione, approvati con un referendum (con denunce di brogli), consentiranno a Putin di rimanere al potere fino al 2036, anche se il presidente afferma “Io non ho ancora deciso se correrò alle elezioni presidenziali del 2024”. Un emendamento poi prevede che le convenzioni internazionali, le sentenze avverse della Corte Europea dei Diritti Umani, possano non venir applicate quando in contrasto con la legislazione Russa. “Abbiamo sancito la supremazia del diritto costituzionale Russo su tutti i tipi di norme internazionali negli emendamenti alla Costituzione”.
Si limiterà così l’accesso alla Corte Europea dei Diritti umani a chi intende presentare denuncia per non essere riuscito in alcun modo a ottenere giustizia in Russia.

Il nome di Alexei Navalny, tra i maggiori oppositori del governo, non viene mai pronunciato, è “il paziente di una clinica di Berlino”, “il famoso blogger Russo”. Il tentativo di avvelenamento che ha subito, simile a quello di altre persone critiche verso l’operato delle autorità Russe, non è stato orchestrato dai servizi speciali, “se avessero voluto davvero, molto probabilmente l’avrebbero portato a termine”.

Degli arresti arbitrari, dei processi non equi, delle torture, delle esecuzioni extra giudiziarie in Cecenia non c’è menzione. Il presidente della Cecenia Razman Kadyrov “difende gli interessi non solo della Cecenia e del popolo Ceceno ma anche dell’intera nazione…Conosco il signor Kadyrov e lo conosco bene. Ha dedicato la sua vita alla Cecenia, al popolo della Cecenia e alla Russia. A lui i miei migliori auguri”. E sì che solo recentemente il presidente della Cecenia ha pubblicamente minacciato di “uccidere, mandare in galera e intimidire” i blogger che seminavano “discordia e pettegolezzi”.

Il caso di Ivan Safronov, un ex giornalista arrestato con accuse di tradimento, per le quali rischia vent’anni di prigione, ha sollevato la preoccupazione dei media perché non è chiaro se passò informazioni segrete o di pubblico dominio ad agenti stranieri. “Consegnare informazioni segrete ad agenti stranieri è tradimento… Sta alla magistratura determinare la natura della minaccia che ha costituito per la società”.

L’arresto di Sergei Furgal, il governatore del Khabarovsk Krai, nell’estremo oriente russo, accusato di un presunto coinvolgimento in casi di omicidio accaduti 15 anni fa, ha portato in strada migliaia di sostenitori, che ritengono le accuse siano motivate politicamente. “Le accuse contro di lui sono gravi: è stato accusato di far parte di un’organizzazione criminale colpevole di eliminare i rivali nelle attività commerciali…i nostri giudici…agiranno imparzialmente…”.

Ma la magistratura in Russia è imparziale? Difensori dei diritti umani vengono condannati a pene detentive al termine di processi gravemente viziati, accuse di tortura e denunce di “confessioni” estorte sono ignorate. E continua la pratica sovietica della giustizia telefonica per fare pressione sui giudici.

Il licenziamento immotivato della giornalista Lena Pivovarova ha sollevato la preoccupazione dei media e il timore dell’aggravarsi dei casi di autocensura.

La giornalista Svetlana Prokopieva è stata incriminata per aver criticato le autorità in relazione a un attentato dinamitardo suicida negli uffici di un servizio di sicurezza federale.

Il giornalista investigativo Ivan Golunov arrestato per droga, è stato rilasciato in seguito alla reazione di giornalisti e dell’opinione pubblica in generale che ha costretto le autorità ad ammettere di avere falsificato le prove.

Dopo aver preso il controllo dei media e di larga parte delle notizie online, l’intento delle autorità è di reprimere la libertà di espressione e di erodere ulteriormente le libertà giornalistiche.

Sono oltre quattro ore e mezza di domande e risposte. Il Presidente tranquillizza: “Non possiamo costruire una società civile senza mezzi di comunicazione adeguati. Ciò è scontato perché una stampa efficace e viva fa parte della società civile”.

Giuliano Prandini

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