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In ricordo di Marino Vocci

 

In ricordo di Marino Vocci

a cura della redazione

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L’odore dell’Adriatico Marino Vocci lo ha respirato fin da piccolo nella natia Caldania: qualche casa subito oltre la Dragogna verso Buie, a due passi dalle grandi saline di Sicciole.

L’amore per il mare e per la sua Istria è stato il filo conduttore di una vita, fatta di impegno politico, familiare, lavorativo, sociale ma soprattutto culturale. Libero da schemi precostituiti, convinto che il mare unisce e non divide, è stato il precursore del rilancio di una la centralità dell’Alto Adriatico, nelle sue diversità etniche e geopolitiche.

Pronto al dialogo, mai allo scontro, ci lascia in eredità l’energia per costruire “ponti”, per gustare intelligenze, amicizie e, non ultimo, buon cibo genuino.

 

La Redazione di Konrad vuole ricordare Marino Vocci con un scritto, da lui dedicato all’Adriatico, alle sue genti, ai saperi e ai sapori che tanto ci ha fatto amare.

 

Il brodeto: assaporare culture e storie del multiforme Adriatico 

brodeto 

“Vorrei invitarvi a gustare non  i “soliti”,  branzini, orate, sogliole, dentici, calamari, scampi, o magari uno straordinario sardon, impanà o frito, (nel rispetto del vecchio detto che il pesce deve “sposarsi” tre volte: nel mare, nell’olio e nel vino) ma un buon brodo di pesce, un pesce lesso e soprattutto un buon brodetto.

Per contribuire così a recuperare un pezzo dell’antica  tradizione della  cultura e civiltà della tavola, legata al mare, e attraverso un piatto che è parte della storia, della memoria e della cultura della gente di mare.

Dimenticare pesci, molluschi e crostacei

di dubbia e sovente pessima qualità e valorizzare invece, a tavola, gli straordinari doni di questo nostro Adriatico, spesso dimenticati e a torto considerati specie povere.

Quando non si buttava via niente e il pescatore,  selezionato il pescato e inviato quello migliore alla vendita, quello più rovinato e di taglia non commerciabile  finiva in  pentola, insieme a un po’ acqua di mare (o salata con il sale), pepe, conserva di pomodoro (nella tradizione quasi mai pomodoro fresco), aceto, cipolla e olio.

Il brodetto è il mare in pentola, un piatto che ha bisogno di poche cose, tutte disponibili sulle barche dei pescatori, soprattutto preparato dove c’era  una limitata disponibilità di fonti di calore di  fuoco. Con protagonisti una  scarpena o scarpoc, un pesce ragno, una liba, un sanpiero, un anzoleto o una bavosa, un rospo, un cefalo, un bel guato e  un pesce matto;  ma anche due canocchie, un bisato, un grongo, un angusigolo, due suri,  qualche mollusco, quando è stagione seppie e calamari. Quasi sempre  varietà di pesce dimenticate. Questo ci fa ricordare che il recupero delle antiche ricette dei pescatori e delle loro  famiglie, potrebbe servire da impulso  alla rivalutazione di tante varietà di pesce ritenute ingiustamente minori. Ma anche  a salvaguardare un patrimonio spesso quasi esclusivamente familiare e legato alla tradizione presente e passata delle genti adriatiche, in particolare quelle venete.

Questo  è il piatto  simbolo della bellezza, anzi della bontà, delle diversità. Ma anche, direi, dell’Adriatico. E soprattutto è la conferma che la cucina della tradizione è figlia del poco.

Diversità che vengono esaltate da un’ antica civiltà, quella adriatica.

Così il brodetto ha un sapore unico grazie, alla presenza in pentola di  tante varietà di pesce, molluschi e crostacei.

L’esecuzione di questa ricetta spesso cambia da luogo a luogo e anche questo è parte della grande tradizione che contraddistingue la diversità delle genti adriatiche e non solo”

Marino Vocci

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