Konrad
Teatri di confine

Sua altezza sanguinaria, Riccardo III

– di Stefano Crisafulli –

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Un mostro alto più di due metri, malconcio, stortignaccolo, che urla di dolore quando deve alzarsi in piedi, con un moncherino avvizzito al posto della mano destra. Eppure pieno di energia quando trama per prendere il potere, quando manda il suo sicario ad uccidere tutti coloro che potrebbero fermare la sua corsa al trono, annotandone la morte in una macabra lista. Un mostro buffone, che prende in giro tutti con l’arte teatrale della dissimulazione, il cui riso per le malefatte compiute diventa un ghigno compiaciuto.

Deforme nel corpo e nell’animo, la tragica figura shakespeariana di Riccardo III ha ricevuto un nuovo slancio dall’ideazione scenica e dalla regia di Alessandro Gassmann, che ha ritagliato per sé anche i panni del protagonista nel corso dello spettacolo messo in scena domenica 2 febbraio al Politeama Rossetti per la stagione dello Stabile regionale. Prodotto dal Teatro Stabile del Veneto, dalla Società per Attori e dalla Fondazione dello Stabile di Torino, lo spettacolo R III – Riccardo III si è avvalso dell’agile traduzione di Vitaliano Trevisan, delle scene gotiche e funzionali di Gianluca Amodio, dei costumi di Mariano Tufano, delle videografie di Marco Schiavoni e delle suggestive musiche originali di Pivio e Aldo De Scalzi. E inoltre di un gruppo di attori affiatato, tra i quali citiamo Sergio Meogrossi (Buckingham), Marco Cavicchioli (oltre a Clarence, efficace il suo Hastings alla Scorsese), Mauro Marino (re Edoardo, Stanley e la regina Margherita) e Sabrina Knaflitz (Lady Anna).

“Più il mondo è cattivo, più i benpensanti chiudono occhi e orecchie”: in questa frase, che in R III viene pronunciata dal sanguinario protagonista, è condensato il pessimismo che Shakespeare ricava dalla storia del suo tempo. E che ben si adatta anche al nostro. Nel Riccardo III e più che in ogni altra tragedia, come ha intuito il celebre critico Jan Kott, si svela il Meccanismo della Storia, che tritura nei suoi ingranaggi chiunque, sia chi crede di esserne il fautore, come i re e i cortigiani, sia chi, come il popolo minuto, ne subisce le conseguenze. Riccardo III, all’inizio, si fa feroce ingranaggio, per poi subire a sua volta l’inesorabilità del meccanismo e finirne schiacciato. Gassmann, oltre ad immaginare un Riccardo altissimo, invece che piccolo e gobbo come da tradizione, ha virato l’impianto tragico originario in una sorta di film dell’orrore, fino al punto di giocare a pallone con una testa mozzata. L’effetto, a metà tra Tim Burton e Frankenstein, si può dire riuscito, a parte qualche eccesso nei toni grotteschi e nel didascalismo, come nell’apparizione angelica delle anime morte a fine tragedia. Ma gli applausi alla fine ci stanno tutti.

Stefano Crisafulli

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