Vaccinazioni. Genitori sospesi tra imposizioni e scarsa informazione

Le domande (senza risposta) di un genitore

di Alessandro Redivo

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Sono parte integrante di questa marea umana arancione che percorre le vie del centro di Milano. Che ci faccio qui? Come milioni di italiani sono nato e cresciuto in provincia, abituato a stare all’aria aperta fra campi da gioco improvvisati, colline e prati verdi. Ho sempre imparato sulla mia pelle che una escoriazione o un ematoma si sistemavano da sole senza bisogno di pomate o antinfiammatori. E’ dunque comprensibile la mia ostilità nei confronti dei medicinali, sono altresì consapevole che se oggi posso scrivere e camminare lo devo ai medici che in ospedale mi hanno rimesso in piedi. Con questo vissuto alle spalle mi accingo, da neo genitore, ad affrontare la questione vaccini.

E’ giusto vaccinarsi? Vaccinare gli uomini da neonati è realmente necessario? Se lo è, a quale età e contro quale malattia? Le mie prime riflessioni sono domande. La recente approvazione del “decreto vaccini”, che sposta da 4 a 10 i vaccini obbligatori, mi costringe ad affrontare e approfondire la questione. E’ giunta quindi l’ora di consultare il pediatra. Le pareti della sala d’attesa del centro pediatrico sono disseminate di comunicati bellici “epidemia di meningite in Toscana”, “morbillo: un altro caso di decesso”, “vaccinarsi è un dovere sociale”; frasi che subito inclinano le mie credenze di neo genitore. Ancora adesso ricordo la sensazione di impotenza mista a frustrazione di fronte ai diktat del pediatra: “Stiamo scherzando? Vaccinarsi è obbligatorio. Punto!”. Nessuna vicinanza empatica, gradita ma non richiesta, nessun interesse a rispondere alle mie domande. Esco ancora più confuso: la tutela del benessere del cittadino può essere imposta? In fondo si tratta di compiere una scelta che influenzerà il bene più prezioso che ho: mia figlia.

Inizio come oramai è consuetudine a trascorrere ore sul web in cerca di conferme o smentite a quel poco che mi è dato sapere. Inizio dalla fonte più attendibile, il sito del Ministero della Sanità.  Provo a leggermi il decreto ufficiale, navigando sul sito mi imbatto in circolari, decreti, calendari, schede. Finalmente trovo una guida al decreto impreziosita da una grafica semplice e fruibile. Fin dalle prime pagine rivedo il bel visto della pediatra che mi ammonisce e mi terrorizza. Punti esclamativi, frecce e icone, orientano il lettore nella lettura delle cause e delle conseguenze della riduzione vaccinale. Tutto è orientato al raggiungimento di numeri, percentuali e dati che dovrebbero attestarsi nella parte più alta dei grafici allegati.  E’ ragionevole accettare che il principale beneficio per mia figlia sia l’innalzamento del tasso di copertura vaccinale? C’è qualcuno che può spiegarmi i reali benefici della pratica vaccinale? Ancora domande. Offritemi per favore gli strumenti di comprensione al fine di rendermi più consapevole. Sono certo, almeno lo ero fino a poco fa, che non vi è alcuna correlazione fra l’autismo e la pratica vaccinale, ma perché nessuno mi spiega il motivo? Ancora domande. Leggere che “Gli effetti collaterali gravi da vaccino hanno una frequenza estremamente più bassa di quelli delle malattie da cui proteggono”. Estremamente più bassa? Di quanto? E quali sono gli effetti collaterali?

Più approfondisco in cerca di risposte, più aumentano le domande. Apprendo con ignorante orrore che i vaccini contengono formaldeide e alluminio. Immediatamente accosto i due elementi all’immagine del teschio posto sopra due ossa incrociate: veleno! Alla formaldeide associo le teste e gli animali imbalsamati delle antiche wunderkammer, e dovrei iniettarlo nel sangue di mia figlia? Chi mi può aiutare? In fondo non chiedo tanto, come cittadino e genitore ho il diritto di conoscere una questione che attiene non solo alla salute di mia figlia, ma potenzialmente a tutta la famiglia.

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Affidandomi al “fai da te” non per scelta ma per necessità, leggo che attualmente sono 14 i paesi europei che hanno almeno una vaccinazione obbligatoria nel loro programma, i restanti 15 invece hanno adottato strategie diverse. I risultati dimostrano che obbligare i cittadini a vaccinarsi non previene, di per sé, il rischio di epidemia. Riflessione arguta che non risolve però la questione, anzi la sposta più in là, nelle aule del parlamento, nelle lettere dei medici radiati, nelle chiacchiere dei talk show serali.

Le istituzioni svuotate della loro autorevolezza, adottano l’unica strategia possibile per chi non ha argomentazioni: l’uso della forza. Rimango perplesso. Essere dubbiosi sulla questione vaccini significa essere contro i vaccini? Domande che non suonano più come riflessione, bensì azione, coraggio, spinta.

Milano, Piazza Castello, sabato 22 luglio, ore 16. Che ci faccio qui? Insieme alla mia compagna e a mia figlia manifesto il bisogno di essere ascoltato. Alla fine una risposta, forse, l’ho trovata.

 

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