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Shaolin Quan

di Muzio Bobbio

Per chiudere la serie dei nostri appuntamenti sulle arti marziali cinesi e prima di ritornare indietro nel tempo a quelle indiane, dove tutto ha avuto origine, vorrei soffermarmi sullo stile cinese esterno per eccellenza, lo Shaolin Quan.

Come sempre è difficile districarsi tra storia e leggende ma è considerato un dato storico affidabile che nel 495 l’imperatore Xiao Wen fece costruire, nella regione oggi chiamata Henan, un tempio per ospitare il monaco indiano Buddhabadra (che prenderà il nome cinese di Batuo) che si dedicò principalmente alla traduzione di testi sacri ed alla predicazione: quel tempio prese il nome di Shao Lin (tempio del bosco presso la montagna Shao).

Nel 527 un altro monaco, forse persiano ma proveniente dall’India, raggiunse quel monastero e dopo nove anni di meditazione in una grotta divenne il fondatore del buddhismo Chan (che diventerà zen in Giappone); egli insegnò anche ai monaci suoi seguaci degli esercizi da alternare alle lunghe sedute di meditazione e la leggenda narra che fondendo questi esercizi con le arti per l’autodifesa che già nel 510 venivano chiamate “Pugno di Shaolin” (derivate probabilmente da altre forme di Kungfu che si praticavano già dal 200 a.C.) si avviò quella fusione di corpo e spirito che venne chiamata Shaolin Chuan.

Ma il destino del tempio non rimase relegato soltanto all’ambito religioso ma si fuse presto con quello civile quando 13 di questi monaci, già consederati combattenti invincibili, nel VII secolo, diedero manforte al futuro imperatore Taizong contro un generale a lui ribellatosi. Essi rifiutarono onori ed incarichi a corte chiedendo solamente di essere autorizzati a rientrare al loro tempio per riprendere le loro pratiche spirituali.

Sotto la dinastia Yuan (1279-1368, fondata dal famoso Kublai Khan, quello conosciuto da Marco Polo) grazie all’abilità diplomatica dell’abate Fuyu, la regola Shaolin venne diffusa in altri monasteri dove quello più famoso fu il Nan Shaolin Si (tempio Shaolin del sud, nella regione del Fujian, dove tre paesi si contendono la sua ubicazione); la leggenda narra che questo tempio fu distrutto (tre dinastie si contendono questo scempio) e che gli unici monaci che si salvarono dal massacro divennero i “cinque antenati” e venerati come i fondatori di altrettanti stili e che, alcuni di questi, arrivarono persino ad influenzare quello che in seguito sarebbe divenuto il karate di Okinawa.

Allora “tutto” avrebbe avuto origine dallo Shaolin Quan ? Forse, ma troppa acqua è passata sotto i ponti e la storia, ormai, non è più riconoscibile così coperta da troppe leggende.

Vi sono cinque animali che rappresentano altrettanti modi di combattere nel Kungfu Shaolin classico: cinque animali come i cinque antenati come le cinque energie che l’uomo distinte nel Taoismo, non si può certo dire che in Cina si manchi di sincretismo tra buddhismo, taoismo ed ogni altro ambito umano.

Questi animali sono la tigre il cui stile rinforza le ossa, il drago per nutrire lo spirito, la gru per il sistema nervoso, il leopardo per la forza muscolare ed il serpente per il Chi, la misteriosa energia interiore umana.

Ma col tempo altri animali (e relativi stili) si sono aggiunti: orso, scimmia, cervo, fenice, tartaruga e licorno …

Ma tutto ciò che nasce è destinato a finire ed all’inizio del 1900, tra la fine della dinastia Manchù e l’avvento della rivoluzione culturale, il tempio era stato praticamente abbandonato ma oggi è tornato a nuova vita ed un nuovo ciclo ricomincia.

Per i più curiosi non mancano riferimenti in rete ma attenzione, le leggende, ancora una volta, possono oscurare la realtà.

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