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Cinema

La grande bellezza e la grande tristezza

– di Gianni Ursini –

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Con La grande bellezza Paolo Sorrentino mette in scena le meraviglie paesaggistiche ed architettoniche della città di Roma contrapposte alla cialtroneria ed alla beceraggine di una minoranza dei suoi abitanti. L’ orrida marea di debosciati che viene mostrata nel film di Sorrentino appartiene a quella minoranza di danarosi nullafacenti diffusi in tutta Italia.  Essi sono dei veri parassiti ed un cancro della società. Purtroppo tra quei cialtroni vi sono anche parecchi detentori del potere politico. Mi sono sempre chiesto come mai i dirigenti dell’azienda dei trasporti pubblici romani ricevano uno stipendio annuale superiore a quello del Presidente degli Stati Uniti. E questo è solo un esempio.

Comunque, Sorrentino vince il premio Oscar. La famiglia Berlusconi, proprietaria della Medusa Film che ha co-prodotto e distribuito l’opera, ringrazia.

Sono passati 15 anni da quando Roberto Benigni aveva ricevuto lo stesso riconoscimento per La vita è bella. Il messaggio di Benigni era che si poteva credere nella vita anche nell’inferno di un campo di sterminio nazista.

Quello di Sorrentino è che nonostante tutti suoi guai, l’Italia rimane un bellissimo Paese. Già. Peccato che i politicanti di turno stiano facendo tutto il possibile per rovinarlo.

Nel film La grande bellezza  domina il contrasto fra le splendide immagini della città di Roma riprese con una impeccabile tecnica cinematografica, ed il degrado morale di certi personaggi guardati con ironia e malcelato disprezzo dal protagonista Jep Gambardella (Toni Servillo). Il peggio succede quando alla sera egli si reca alle feste in terrazza che durano tutta la notte tra musica trash e sesso, frequentate da un’umanità sbandata e squallida che adora solo il Dio Denaro e che passa il tempo fra sniffate di cocaina e lifting a base di iniezioni collagene che costano 700 Euro cadauna.

Devo dire che la poesia de “La Dolce Vita”, il film di Federico Fellini al quale Paolo Sorrentino dice di essersi ispirato, è assai lontana. Fellini non era mai volgare, ed invece alcune scene orgiastiche del film di Sorrentino ambientate nella Roma odierna sono di una volgarità impressionante. La visione di tutto questo mi ha immediatamente fatto pensare agli happening organizzati qualche anno fa dal faccendiere Lele Mora ed alle cene di Arcore con le Olgettine ed il Cavaliere.

E pensare che il film è prodotto proprio dalla Medusa, di proprietà della famiglia Berlusconi, che in questo modo ha ricevuto onori ed applausi, oltre ad incassare tanti bei quattrini. Queste contraddizioni mi hanno portato verso amare riflessioni filosofiche, politiche ed etiche sulla china irreversibile di degrado morale nella quale sta precipitando il nostro Paese.

Sono comunque contento che un film italiano abbia ricevuto il premio Oscar quale miglior film straniero. Anche se l’immagine del popolo italiano che il film  propone mi ha riempito di tristezza e preoccupazione.

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