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Culture

Dialogo tra Ariella (Reggio) ed Aurora

I giovani e il teatro

“Il teatro è un mezzo per dire poeticamente qualcosa che serve agli altri e a se stessi” A. R. 

 

 

Dialogo tra Ariella (Reggio) ed Aurora

Aurora Bobbio ha 17 anni e si avvicina con curiosità al teatro.

Il suo speciale dialogo con la decana e maestra della prosa e del teatro italiano, Ariella Reggio, costituisce un omaggio all’ottantesimo compleanno dell’attrice tanto amata, che è nata a Trieste il 6 settembre 1936.

Grazie Ariella e tanti auguri!

Come hai cominciato e com’era il mondo del teatro in quel periodo?

Ho cominciato alla fine degli anni Cinquanta, dopo il liceo, appassionandomi alle commedie sentite recitare alla radio. Allora la RAI, che non si chiamava così, dava molto spazio alla prosa. Dopo aver provato a cimentarmi in alcuni provini, ho capito che dovevo studiare se volevo tentare quel lavoro. Mi sono iscritta a una scuola di recitazione a Trieste. Ho parlato di lavoro, non di divertimento: ho capito subito che mi sarebbe piaciuto farlo davvero, ma senza pensare al guadagno e alla notorietà. Per fortuna allora non era così diffusa la Tv e non c’era il computer. Dico “per fortuna” perché non avevamo continuamente davanti agli occhi le immagini accattivanti (ma false) che ora danno a tutti (ma proprio a tutti) l’illusione di poter apparire in qualche modo.

Il teatro era una cosa seria, lo studio della recitazione pure, e i provini erano veri. Perciò il talento, quando c’era, veniva premiato. Era molto diverso da oggi, almeno in Italia.

Che cosa mi potrò (o dovrò) aspettare se oggi volessi intraprendere questo percorso di vita?

Tanta fatica, di tutti i tipi. Affrontare le delusioni è molto più duro che faticare col corpo. E poi con la concorrenza sleale e la superficialità di questo mondo “artistico” le delusioni sono sempre in agguato. L’importante è capire che notorietà e lavoro non vanno sempre di pari passo, e, con quel po’ di umiltà che ci vuole, scegliere la strada giusta. Non siamo tutti fatti per il mondo dello “spettacolo”. Dico “spettacolo” ma non è una parola che mi piace molto. Il teatro non è solo luci e paillettes, deve essere anche un mezzo per dire poeticamente qualcosa che serve agli altri e a se stessi.

Quando la passione per il teatro diventa mestiere, si rischia che il fascino iniziale svanisca?

Il fascino c’è sempre, se la passione è vera. Ma non è nel denaro (il teatro è poverissimo, la TV è un po’ più ricca, il cinema, dipende dalla produzione) né nella notorietà, anche se fa piacere a tutti essere famosi.

In quanto al talento sta agli altri dirlo, ai veri maestri, anche se un po’ severi, e non a parenti, amici e conoscenti che ti incensano e sono affettivamente coinvolti. E poi per la TV e il cinema ci vuole un agente, possibilmente a Roma o Milano. Complicato?

Sì. Non tutti sono bravi e non tutti ti prendono! Tieni ancora presente che in teatro non servono solo attori. Dietro le quinte ci sono un mucchio di lavori interessanti (e spesso meglio remunerati): scenografi, costruttori, sarte, costumisti, fonici, elettricisti, organizzatori…

La fortuna, intesa come insieme di esperienze anche di lavoro ma non solo, è importante quanto il talento di base?

La fortuna serve sempre, in ogni impresa della vita, ma non arriva se non studi e se non cerchi di incontrare chi è più bravo di te.

Una cosa che mi meraviglia di voi ragazzi è che volete fare teatro, ma non andate quasi mai a vederlo. A parte in qualche raro musical non vi vedo numerosi alla prosa, per esempio. È noiosa? È vecchia? Non importa. Guardando si impara molto, io lo faccio ancora, quando posso. E ogni tanto trovo dei giovani pieni di idee e di talento che mi danno speranza. E poi, visto che ammirate tanto gli attori americani o inglesi, ricordatevi che quelli fanno sempre teatro, non solo cinema o TV. A Londra o a New York c’è sempre qualche attore notissimo che fa teatro. Un motivo ci sarà, no?

Ci sarebbero un mucchio di cose da dire ancora, anche perché noi, vecchie generazioni teatrali, avremmo piacere che il teatro continuasse, così come è sopravvissuto negli anni e nei secoli. Quindi contiamo molto sulle nuove leve per tramandare questo mezzo di comunicazione diretto, pieno di emozioni e anche, forse, di noia, ma assolutamente vitale e poetico rispetto a tutte le altre forme di comunicazione moderne.

Ma dev’essere un vero amore!

Perciò se hai dubbi rivolgiti intanto a qualche brava compagnia amatoriale, per capire qualcosina di più sulle tue ambizioni, poi studia, informati su tutto quello che di teatro c’è in giro. E ricorda che ogni generazione ha avuto le sue battaglie, perciò coraggio!

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