Konrad
Arte e storia Culture

Dante’s Barge

Un’opera di Frangulyan nella laguna di Venezia

– di Fabiana Salvador –

a28d884920c6ad9466a1cefc4515bd01

Pensa con i sensi e senti con la mente. Un titolo che raccoglieva in sé una nuova concezione del fare arte e del significato dell’opera nella contemporaneità. Era la 52° Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia nel 2007. L’inversione della percezione, l’allusione al nonsense. Arte contemporanea che ingloba, arte al presente e continuamente in progress. Arte emergente, complessa, non facilmente percepibile, arte per un pubblico non frettoloso. La Biennale veneziana, un luogo di incontri di mondi artistici disparati, di convergenze e di intersezioni, di sovrapposizioni e di diverse prospettive. Un luogo dove gli artisti in primis si mettono in discussione e si confrontano con un alto grado di incertezza.

Georgy Frangulyan, scultore russo di origine armena. Una sua opera installata in quell’occasione non è stata mai rimossa e gode del consenso dei veneziani. È Dante’s Barge, la Chiatta di Dante, un gruppo bronzeo posto su una piattaforma galleggiante (unica nel suo genere), lungo il canale nel percorso del vaporetto fra Fondamente Nove e Murano, a poche decine di metri dall’isola di San Michele, dove è localizzato il cimitero monumentale di Venezia. La composizione trae spunto da un episodio della Divina Commedia, Inferno, Canto III. Virgilio, attraversando l’Acheronte su una barca, si volta verso Dante stendendo il braccio enfatico nella direzione opposta a indicargli il mondo dei morti. Nell’atteggiamento forte e determinato si coglie la sfida, Dante rimane impavido. Il messaggio è immediato. L’equilibrio è costruito con volumi essenziali e saldi. L’iconografia stereotipata viene rivisitata alla luce dell’arte contemporanea. Simili nella fisionomia quasi arcaica, i due personaggi sono vagamente caratterizzati dalle corone d’alloro, il mantello con cappuccio per il pellegrino, la toga per il sommo poeta.

Gli studiosi concordano che Dante fosse passato a Venezia fra il 1304 e il 1305, anni della stesura dell’Inferno. Un ricordo è riscontrabile nella descrizione delle Malebolge, dove sono puniti i fraudolenti, ispirato alla pece ribollente vista nell’arsenale.

Frangulyan visitò la città lagunare in occasione del suo cinquantesimo compleanno e recandosi al cimitero dove sono sepolti suoi celebri compatrioti, come Igor Stravinsky, Sergei Dyagilev, Joseph Brodsky, racconta di aver avuto una visione vivida e potente della futura opera, da guardarsi attorno preoccupato che qualcuno potesse spiare i suoi pensieri. Sperava di realizzarla per il millennio, impiegò 12 lunghi anni per concretizzarla. Edita a Mosca, viaggiò per mare fino a Venezia. Fu grazie all’interessamento del celebre collezionista di arte russa Alberto Sandretti, che poté finalmente essere installata.

Ora suggestiona turisti e abitanti, in tutte le stagioni, con tutte le intemperie, sole cuocente e nebbia. Ci si passa davanti lentamente via mare, e lo sguardo si sposta inevitabilmente al cimitero e oltre. Un’opera nella laguna nord, un pensiero intimo e sospeso ad ogni passaggio. Un pensiero poetico.

Related posts

Una storia di assenzio e di fate

Redazione KonradOnLine

Il viaggio dei numeri

simonetta lorigliola

Konrad. Progettare il futuro

Redazione KonradOnLine

Leave a Comment