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La gestione politica dei Cambiamenti Climatici

di Lino Santoro

Dalla COP 21 alla COP 22 / Parte I

“Una rivoluzione ci salverà. Perché il capitalismo non è sostenibile”.

È il nuovo libro di Naomi Klein dopo “No logo” e “Shock Economy”. Secondo il Time “questo è il più attendibile libro mai scritto” sul Cambiamento Climatico. Dalla quarta di copertina:

“Se vogliamo salvarci, l’unica possibilità è mettere in discussione la logica fondamentale della nostra economia, la crescita del PIL come priorità assoluta”.

“Le azioni che garantirebbero ottime chance di evitare la catastrofe rappresentano una minaccia per quell’elite che tiene le redini della nostra economia e del nostro sistema politico”.

“La crescita a ogni costo sta uccidendo il pianeta. La rivoluzione non è più una questione ideologica è una questione di sopravvivenza”.

Il cambiamento del clima non è solo un evento certificato scientificamente in cui le tecnologie dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili, della cosiddetta green economy, giocano un ruolo decisivo, ma è soprattutto una sfida per la politica. Fintanto che le economie nazionali, internazionali ed europee saranno al servizio delle lobby delle multinazionali, del capitale finanziario e del neoliberismo economico la possibilità di arrestare il Riscaldamento globale rimane confinata alle dichiarazioni di principio.

La XXI Conferenza delle Parti (COP 21) del dicembre 2015, corrispondente anche all’XI Conferenza dei paesi che hanno siglato il protocollo di Kyoto (CMP11), si è conclusa con l’Accordo di Parigi caratterizzato da tante buone intenzioni. Il principio della Convenzione secondo cui le responsabilità dei vari paesi sono comuni ma differenziate (paesi ricchi e paesi poveri contribuiscono in modo proporzionale alle loro risorse alla riduzione delle emissioni) è un passaggio promettente e innovativo, ma è ancora assente un impegno concreto e cogente nelle azioni contro il Global Warming.

Gli INDC (Intended nationally determined contribution) presentati a Parigi da 188 paesi sono contributi volontari nella riduzione delle emissioni, senza alcun obbligo di applicazione.

Dal 4 al 18 novembre si svolgerà a Marrakech la COP 22. 

L’obiettivo è la concretizzazione delle buone intenzioni della 21. Nel frattempo sono rilevanti due fatti divulgati in estate: il rapporto NOAA-NASA che riscontra un costante incremento delle temperature medie del pianeta e la ratifica del protocollo di Parigi da parte di Cina (Xi Jinping) e degli USA (Obama), che rappresentano il 38% delle emissioni di gas serra, annunciato al G20 di Hangzhou. Ratifica che non è ancora venuta da parte dell’Unione Europea. Così non è stato ancora raggiunto il numero di 55 paesi rappresentanti almeno il 55% delle emissioni di gas climalteranti necessario per l’entrata in vigore dell’Accordo di Parigi.

Il rapporto del National Oceanograpihc and Atmosferic Administration e della National Aeronautics and Space Administration e a livello locale la pubblicazione Gli indicatori del Clima in Italia nel 2015 dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) descrivono il 2015 come l’anno più caldo di sempre.

La temperatura media mondiale presenta un incremento di +0,9°C cui corrisponde il superamento di 400 ppm del livello di CO2 in atmosfera.

L’obiettivo di contenere l’aumento della temperatura media del pianeta sotto la soglia dei 2 gradi rispetto all’era preindustriale perseguendo il limite di 1,5 gradi, come concordato a Parigi, sarà difficile da conseguire senza la completa decarbonizzazione dell’economia mondiale (addio ai combustibili fossili entro il 2050).

Una vera rivoluzione che comporta la transizione verso un paradigma energetico completamente diverso dall’attuale.

Da Marrakech ci aspettiamo una road map con contenuti precisi e una risposta decisa dei singoli paesi nell’impegno a fissare degli INDC coerenti con l’obiettivo dei 1,5 gradi.

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