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Giardini inquinati a Trieste. Perché procrastinare un intervento?

di Lino Santoro

Foto Il Piccolo
Foto Il Piccolo

Fa bene il sindaco Dipiazza a pretendere che ARPA FVG garantisca una puntuale attenzione sull’inquinamento della Ferriera di Trieste, svolgendo non solo le analisi previste dall’AIA, ma usando metodi particolarmente innovativi di caratterizzazione e di previsione sulla dispersione dell’inquinamento sull’area di Servola e su tutto il territorio urbano.

La richiesta di revisione per le prescrizioni non ottemperate dalla Ferriera di Servola è un’iniziativa corretta. E meritoria la sua grande attenzione ai contenuti del Piano di risanamento acustico presentato da Siderurgica Triestina.

Dipiazza ci sembra invece meno preoccupato di capire le cause dell’inquinamento dei giardini. 

Il Comune partecipa con molta pacatezza al Tavolo tecnico istituzionale (Regione, Arpa, Azienda sanitaria e Provincia). Tanto che prendendo come una bibbia le linee guida dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) si dà per scontato che si dovranno aspettare due anni per avere un quadro sulla contaminazione del suolo. Nel frattempo l’erba crescerà trasformando i giardini in savane, e tutta questa superficie verde filtrerà gli inquinanti futuri.

Il Comune condivide con l’ARPA, impegnata nell’analisi, di ampliare il set di parametri, estendendoli anche alle diossine (perchè non anche ai metalli pesanti?). Però non chiede un Piano d’intervento, affinché si proceda secondo una precisa e razionale metodologia: analisi del top soil, ma anche carotaggi più profondi, analisi delle cortecce degli alberi, del fogliame e dell’erba.

E non chiede l’inizio di una sperimentazione di fitorimedio (phytoremediation) almeno in un giardino. Il fitorimedio è l’assorbimento da parte dell’apparato radicale di alcune erbe o piante che incamerano inquinanti nelle loro cellule e attraverso gli enzimi interni possono anche metabolizzarli. In ogni caso sottraggono al terreno la contaminazione. Poi le piante vengono tagliate, trattate come rifiuti speciali e smaltite opportunamente.

Storicamente il territorio triestino ha sofferto la presenza di molte fonti inquinanti: industrie, traffico urbano, impianti di riscaldamento, traffico navale. Si sono quindi sovrapposti nel tempo e si sono depositati su tutte le superfici del territorio inquinanti di diversa origine. È importante conoscere la permeabilità del suolo che dipende da composizione, tessitura, frazione organica. Diversi fattori modificano nel tempo in quantità e in qualità le sostanze inquinanti. Effetti fotochimici, dilavamento, azione batterica trasformano le sostanze p.e. da liposolubili (solubili nella sostanza organica presente nel suolo) a idrosolubili, quindi dilavabili. E l’emivita degli IPA sottoposti a queste azioni degradative non è superiore a qualche anno.

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