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Arte e storia Culture

Burnt in memories. Immagini per non dimenticare

– di Fabiana Salvador –

Prelože v Brkinih. Archivio: Museo Regionale di Capodistria
Prelože v Brkinih. Archivio: Museo Regionale di Capodistria

Una mostra fotografica itinerante, inauguratasi con grande partecipazione di pubblico lo scorso 1 giugno a Mačkolje/Caresana (Trieste), racconta gli avvenimenti relativi ai villaggi dati alle fiamme da fascisti e nazisti durante la seconda guerra mondiale nelle regioni interetniche di confine fra Italia, Slovena e Croazia, l’allora Venezia Giulia. Il goriziano, il Carso, l’Istria slovena e croata, la Ciceria, l’entroterra di Trieste: un territorio che nell’ultimo secolo è stato sottoposto a vari cambiamenti di confine e di regimi politici. Questa regione fu ufficialmente parte dell’Italia dal 1920. Le popolazioni svilupparono movimenti di residenza attiva contro il regime e lottarono per la loro annessione alla Jugoslavia o, a volte, per la propria autonomia. La repressione fu violenta e si intensificò dopo la capitolazione dell’Italia l’8 settembre del 1943. Mentre i centri strategici della Venezia Giulia (Trieste, Gorizia, Pola) furono occupati dalle poche unità tedesche rimaste (dai 4.000 a 5.000 soldati), la maggior parte del territorio istriano rimase senza governo. Le truppe italiane furono disarmate e si creò un vasto territorio sotto il controllo militare dei partigiani. Le reazioni di Hitler furono devastanti. Vennero bruciati più di 200 villaggi, con l’intento di “epurare il territorio”. Fu demolito e distrutto tutto quello che ai ribelli poteva servire come base materiale per la resistenza armata. Distrutti gli edifici residenziali e commerciali. Bruciate fattorie, capanne dei pastori e dei forestali, fienili, chiese, scuole, negozi, case cooperative ed edifici economici ausiliari. Abbattuti gli alberi fruttiferi, le vigne. Eliminati gli approvvigionamenti alimentari, le materie prime, i prodotti agricoli e gli oggetti di valore. Ucciso il bestiame. Ma soprattutto vi furono atti di terrore indiscriminato nei confronti della popolazione civile, indipendentemente dal sesso e dall’età. Massacri e migliaia di deportazioni. Il crimine peggiore avvenne il 30 aprile 1944, quando il villaggio di Lippa venne completamente bruciato e tutti i 269 abitanti furono uccisi. Ferite non ancora cicatrizzate.

La mostra fotografica Burnt in memories (La memoria degli incendi, o letteralmente e in modo più significativo Bruciato nei ricordi), prende il titolo da un progetto internazionale articolato di studio e divulgazione che coinvolge diverse organizzazioni storico culturali e fa capo al centro di ricerche scientifiche dell’Università del Litorale. Oltre alle fotografie e a documenti d’archivio, sono state raccolte le memorie personali di coloro che hanno vissuto direttamente gli incendi e delle loro conseguenze. L’obiettivo è di sviluppare la consapevolezza nella popolazione, e specialmente nelle giovani generazioni, che la memoria di queste devastazioni belliche sia una parte importante dell’identità dei luoghi in cui vivono. Andando oltre ai conflitti nazionali e interculturali, le colpe collettive e l’intolleranza, lo scopo è di contribuire all’integrazione delle regioni di confine.

In alcuni dei villaggi bruciati sono previste l’ideazione e l’installazione di memoriali multimediali a cura dell’associazione Quantasettezeroquattro. Eventi da ricordare. Per la memoria di queste zone. E per la nostra.

 

Prossimi appuntamenti della mostra:

19 giugno-8 agosto a Šmarje – Koper/Capodistria (Slovenia), Dom Krajanov

9 agosto-24 settembre a Lipa (Croazia), Centro Lipa pamti

25 settembre- 29 settembre a Pazin (Croazia)

Dal 30 settembre a Žminj (Croazia), Scuola elementare Vladimir Gortan

 

Per i necessari aggiornamenti www.burntinmemories.eu/it/

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