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Kyudo

Se, nel periodo Tokugawa (1605 – 1867), la spada è stata considerata l’anima del samurai, nel precedente periodo di guerra civile (sengoku jidai 1478-1605) l’arma principale fu la lancia; prima del 1478 l’arte marziale più nobile fu il kyuba no michi (la via del cavallo e dell’arco).

Una rara immagine di Yabusame al femminile
Una rara immagine di Yabusame al femminile

L’antica cronaca cinese Weishu (297 d.C.) raccontava che nella direzione da cui si leva il sole vivesse un popolo armato di lunghi archi e sappiamo dalle immagini sulle campane bronzee del periodo yayoi (250 a.C. – 330 d.C.) chiamate dotaku, che già non si impugnavano al centro ma a circa un terzo della loro lunghezza (sul perché non vi sono ancora pareri univoci fra gli esperti); il kyudo può essere quindi considerata la più antica (assieme alla lotta chiamata sumo) delle arti marziali giapponesi.

Qualche secolo dopo esistette la Taishi ryu (scuola dell’epoca Taishi 574-622) nella quale si sarebbero fuse la spiritualità shinto e l’etichetta confuciana, successivamente Henmi Kiyomitsu fonderà la sua scuola, destinata a trasformarsi (a cavallo tra il 12esimo e 13esimo secolo) ad opera di Takeda Nobumitsu nella scuola omonima; nello stesso periodo, suo cugino Ogasawara Nagakiyo ricevette dall’Imperatore l’incarico di formalizzare il tiro a corte.

Scuole entrambe ancora esistenti, ogni anno danno vita ad una giornata di yabusame: in abito d’epoca, lanciando il cavallo al galoppo, devono spezzare, ogni 70 metri circa, tre tavolette poste a pochi metri dal percorso.

Nel citato periodo sengoku, con la massificazione del combattimento e la creazione di squadre di arcieri appiedati, un personaggio semimitico chiamato Heki Danjo Masatsugo, constatò che il modo di tirare da cavallo non era l’ideale per un fante; egli creò un nuovo stile per rendere il tiro più veloce, efficiente e sicuro. Tutte le scuole che da lui derivano prendono il suo nome e sono dette “scuole nuove”.

A cavallo fra ‘800 e ‘900, un samurai che praticava sia da cavallo che a piedi, fuse i due stili creando (con non poche resistenze da parte dei “puristi”) lo stile Honda.

Nel 1949, la neonata Zen Nihon Kyudo Renmei (federazione di kyudo di tutto il Giappone) inizierà a stabilire i nuovi canoni per il tiro e per le cerimonie, pubblicandoli nei tre volumi del Kyudo Kyohon (fondamenti del kyudo) nel 1953: prendendo spunto dalle scuole Ogasawara, Heki e Honda, saranno creati 3 metodi “di base” chiamati rispettivamente shomen issoku, shamen nisoku e shomen nisoku, da praticare sino al grado di godan (cintura nera di quinto livello), successivamente è considerato quasi obbligatorio dedicarsi ad uno stile complementare ed è consentito dedicarsi ad una delle scuole antiche.

Oggi, il tiro “standard” prevedevede l’uso di due frecce, seguendo una sequenza suddivisa in otto fasi (shaho hassetsu) secondo uno dei tre stile citati, verso bersagli da 36 centimetri di diametro posti a circa 28 metri; in caso di gare, esami o manifestazioni, il tiro avviene in squadre organizzate e sincronizzate di cinque ite (arcieri).

Nel mondo, i praticanti di kyudo sono molte decine di migliaia, circa due migliaia in Europa e circa duecento in Italia, suddivisi in quindici club sparsi su tutto il territorio.

I riferimenti internazionali, oltre alla citata ZNKR, sono la IKyF (International Kyudo Federation) suo braccio operativo e, per l’Europa, la EKF (European Kyudo Federation).

Nella nostra regione vi sono due gruppi di tiro ma uno solo è iscritto alla AIKyudo (www.associazioneitalianakyudo.it), unica riconosciuta dai citati enti internazionali che consentono la partecipazione a manifestazioni e passaggi di grado riconosciuti dal Giappone.

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