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Arte e storia Culture

Narodni dom. La mostra permanente restituisce a Trieste una storia dimenticata

– di Fabiana Salvador –

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Il Narodni dom di Trieste era un importante edificio polifunzionale situato in piazza della Caserma (oggi via Fabio Filzi), in un punto strategico e ben visibile della città. Progetto monumentale e ambizioso dell’architetto Max Fabiani (1865-1962), finanziato dalla Cassa depositi e prestiti slovena (Tržaška posojilnica in hranilnica). Fu sede di un albergo fra i più moderni d’Europa (Hotel Balkan) e, in un lungo elenco, di due ristoranti, un caffè, una birreria, un teatro, una scuola di musica, una banca, una sala di lettura, la redazione e la tipografia del quotidiano sloveno Edinost, uffici, studi e appartamenti privati.

Fra l’agosto 1904 e il luglio 1920, ospitò circa 600 spettacoli teatrali, 134 tra concerti, operette e altri eventi musicali, 95 manifestazioni politiche, 84 conferenze, 69 celebrazioni e commemorazioni. Rappresentò la solidità economica e culturale della comunità slovena, ma era frequentato anche da cechi, croati, slovacchi, serbi e membri di altre comunità cittadine. Nel 1910 Trieste contava quasi 230.000 abitanti, di cui 57.000 circa erano sloveni, mentre Lubiana ne aveva 40.000. Il principale porto dell’impero austro ungarico era ritenuto, quindi, anche “la più grande città slovena”.

La storia e la vita del Narodni dom si arrestarono bruscamente. Il 13 luglio 1920, dopo un comizio in piazza Unità, fascisti e nazionalisti attaccarono una ventina di attività gestite da slavi (sloveni ma anche serbi) e diedero alle fiamme il palazzo. L’incendio, domato solo il giorno successivo, ridusse in cenere gran parte del patrimonio culturale degli sloveni di Trieste. Questa “notte dei cristalli” segnò l’inizio di un lungo periodo di oppressione e persecuzioni che si sarebbe intensificato con il regime fascista: privazione del diritto dell’uso della lingua madre, chiusura delle scuole, confinamenti, deportazioni. Una memoria ancora viva.

L’edificio nel 1924 fu venduto all’Istituto Federale di Credito per il Risorgimento delle Venezie che vi aprì l’Hotel Regina. Nel 1976 fu acquistato dalla Regione e nel 1997 divenne sede della Scuola per interpreti e traduttori dell’Università degli Studi di Trieste. Negli anni gli sloveni triestini reclamarono la restituzione del Narodni dom. Proteste e manifestazioni commemorative rimasero a lungo prive di ascolto.

Di recente il progetto ND110, voluto dallo Slovenski klub in occasione del CX anniversario della costruzione del Narodni dom (1904) e finanziato dalla Provincia di Trieste, ha restituito la storia del luogo e della sua tragica fine. Nell’atrio dell’edificio è stata allestita una mostra permanente. Appesi alle pareti dei due pilastri in granito, unici superstiti del progetto originale del Fabiani assieme alle facciate dello stabile, sono otto pannelli trilingui (sloveno, italiano, inglese) ampiamente illustrati da foto d’epoca, che presentano i disegni originali del celebre architetto, testimonianze artistiche come la riproduzione di un quadro di Vito Timmel e le parole di Boris Pahor che, da bambino, assistette al rogo. Un monitor riproduce il ricco materiale iconografico raccolto, visibile dalla strada anche negli orari di chiusura dell’edificio. I documenti provengono dagli archivi della Sezione storia ed etnografia della Biblioteca nazionale slovena e degli studi di Trieste, del Ginnasio vescovile di Vipava (Slovenia) e da archivi privati. Un depliant e un sito internet completano il progetto.

Un importante capitolo della storia triestina viene riportato alla luce. Un atto doveroso. Una memoria dimenticata offerta in una cornice di massimo rilievo: un ambiente di studio, internazionale, frequentato da giovani svincolati da rancori locali politicizzati. Offerta a tutti coloro che non smettono di voler capire la complessità storica e ricercano tutte le anime di Trieste, le diverse culture e comunità che la caratterizzano e rendono unica.

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