Pallavolo, sport nazionale

di Dino Schorn# 

A meno di sette mesi dall’inizio delle Olimpiadi di Rio incontriamo Marcello Levatino, direttore tecnico del Centro Coselli – associazione sportiva di Trieste – che ha una quarantennale esperienza da allenatore a tutti i livelli, dal minivolley alla serie A1 maschile e femminile.   

Le ragazze della Nazionale di pallavolo si sono qualificate per il torneo dal quale usciranno le ultime quattro squadre che andranno a Rio. 

Il c.t. Bonitta ha avuto il merito di rischiare la partecipazione con giocatrici giovanissime che tutti ci invidiano, battendo pure la Turchia in casa. Non dovrebbero esserci problemi a strappare il pass, già in mano alla squadra maschile. Vedo comunque i nostri due team alla pari per livello, coesione del gruppo e organizzazione di gioco, qualità che dovrebbero far ben figurare a livello mondiale.

Come reputa lo stato di salute del volley a livello regionale e provinciale?

Tra i maschi, Gorizia senza dubbio svetta per tradizione e numeri, grazie a una programmazione pluriennale e a un buon lavoro tecnico che parte dall’Under 12. Trieste è fisicamente più forte ma deve recuperare il gap tecnico con gli isontini. Con le femmine i ruoli si invertono: nella nostra provincia, in questi ultimi anni, a livello giovanile femminile ci sono 2-3 società di buono spessore che stanno facendo rialzare il livello della pallavolo rispetto alle altre province.

In che modo, se ciò accade, la Federazione sostiene le associazioni sportive?

In effetti le piccole società non vengono aiutate a livello economico, i versamenti per tesseramento atleti, tecnici e dirigenti, le tasse gara e altri contributi, ogni anno aumentano senza giustificazione. Il nostro centro riesce a venirne fuori a fatica, considerando la mancanza di sponsor.

Ci spiega la funzione del Club Italia?

Innanzitutto c’è il Club Italia femminile in serie A1 e quelli maschili in serie A2 e B2. Vi confluiscono, com’è giusto che sia, i giovani talenti che non avrebbero modo di giocare e fare esperienza nelle proprie società. In A1, pur essendo molto giovani, le ragazze giocano da protagoniste e non sono per niente inferiori alla maggior parte delle altre squadre.

Ci parli dell’attività del Centro Gioco Sport che lei dirige

Più di trent’anni anni fa il prof. Antonio Coselli fondò il Centro Olimpia presso la scuola media Campi Elisi. La nostra filosofia è sempre stata quella di costruire tecnicamente e fisicamente oltre che moralmente, l’atleta, e non lavorare per la mera vittoria. I grandi numeri che ci contraddistinguono anche a livello regionale (l’anno scorso avevamo 296 atleti al di sotto dei 16 anni) sono frutto della programmazione e dei risultati sia di squadra che individuali.

Come avviene il reclutamento dei giovani? 

Principalmente nelle scuole Morpurgo e Stock. Al resto ci pensa il passaparola e la conoscenza della nostra attività attraverso i media.

Quali sono i risultati più importanti ottenuti da atleti del vivaio del Coselli?

Ad oggi 7-8 atleti/e sono approdati/e al Club Italia collezionando varie partecipazioni con le nazionali giovanili a manifestazioni internazionali.

Per finire ci dà qualche numero interessante ai fini statistici?

La pallavolo è lo sport più praticato in Italia dopo il calcio e può contare ben 200.000 tesserati più del basket, che è terzo in classifica. Due curiosità. La proporzione tra settore femminile e maschile è di circa 7 a 1. Per far capire il livello di competitività nel nostro movimento sportivo basta dire che per vincere un titolo italiano Under 16 femminile si devono eliminare, dalla fase provinciale, 7.400 squadre di pari età mentre per quello Under 14 la cifra sale quasi al doppio!

 

# Dino Schorn è ex nazionale di nuoto, campione europeo e mondiale master

 

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