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Aikido

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Che cos’anno in comune i Maestri Jigoro Kano (padre del Judo) e Morihei Ueshiba (creatore dell’Aikido) nonostante siano nati ad una generazione di distanza? Nella loro maturità, per hanno avuto quale comune allievo colui che diventerà il famoso Maestro Minoru Mochizuki (l’uomo con più gradi al mondo, circa sessanta dan, creatore della scuola Yoseikan) ed in gioventù hanno praticato gli stessi stili di jujitsu, la Tenshin Shinyo Ryu e la Kito Ryu.
Oltre ad aver praticato entrambi diversi altri stili, fondamentale per l’evoluzione tecnica di Ueshiba, fu l’incontro con Sokaku Takeda, erede della Daito Ryu Aikijujitsu, chiamata così nel XII secolo ma le cui origini risalgono sino al IX, dal ramo cadetto della famglia dei primi shogun Minamoto, scuola all’epoca segreta e riservata ai membri della famiglia Takeda.
Per poter raccontare adeguatamente la storia dell’aikido (come anche del judo) ci sarebbe bisogno di più di un libro, ma proveremo a condensare l’essenziale in una pagina; la grande differenza tra i due più grandi eredi del jujitsu è nell’approccio con l’avversario: per il secondo, quando ti spingono devi tirare, quando ti tirano devi spingere; diversamente, per il primo, se ti tirano devi “entrare” (nella guardia dell’avversario), se ti spingono devi ruotare, deflettendo così l’energia.
Questo diverso approccio deriva dal fortissimo legame che ha l’Aikido con le tecniche di spada: per quanto riguarda il movimento del corpo, ogni tecnica di spada ha una corrispondente tecnica a mano nuda e quasi tutte le seconde hanno una corrispondenza nelle prime; esiste addiritura un kumigata (esercizio formale in coppia della scuola Yoseikan) chiamato Ken tai ichi (spada e corpo sono un tutt’uno) nel quale i praticanti possono (e devono) dimostrare proprio questo punto, seppure il lavoro tecnico venga sviluppato anche con il tanto (coltello) ed il jo (bastone di circa 1,2m).
Per tutto questo, l’Aikido non potrebbe mai evolversi, come il Judo, verso la sportivizzazione e, oltre ad essere un’ottima disciplina di evoluzione personale, è anche efficace per la difesa personale ed alcune scuole studiano la strategia per il combattimento contro più di un avversario.
Se anche il fondatore ha coniato il termine Aikido soltanto nel 1942 ed ha lasciato questo mondo 27 anni dopo, all’inizio degli anni novanta erano registrati in Giappone circa 4000 stili: il principale è ovviamente quello legato alla famiglia Ueshiba, lo stile Aikikai, seguito per numero di praticanti dal durissimo Yoshinkan di Gozo Shioda; molto diffuso è anche il più recente e morbidissimo Shinshin Toitsu (chiamato anche Ki-aikido) di Koichi Tohei che pone l’accento sull’uso dell’energia e particolarmente complesso (per la fusione con altre scuole marziali) è lo stile già citato di Minoru Mochizuki.
Tutti questi sono stati allievi diretti del fondatore e l’ultimo, Morihiro Saito, colui che ha accompagnato Osensei (il Grande Maestro) sino al suo ultimo giorno, ha creato la Iwama Ryu, dal nome del villaggio dove Ueshiba si è spento; perché tanti allievi dello stesso maestro hano dato vita a stili simili seppure decisamente diversi ? Giacché l’Aikido è frutto di una lunga evoluzione durata decenni, questo fatto dipende principalmente dal momento in cui gli allievi hanno lasciato la scuola del fondatore, in tempi diversi stili diversi.
In Europa, l’Aikido arrivò ufficialmente nel 1951 portato da Mochizuki, mentre in Italia, dopo due precursori (Salvatore Mergé nel 1946 e Haru Onoda nel 1959) sarà Hiroshi Tada il primo a diffondere lo stile Aikikai dal 1964; Arikawa, Chiba, Kobayashi, Noro, Seagal, Tamura, Tissier, Yamada e molti altri i divulgatori d’alto livello.
Oggi, l’organizzazione in Italia rispecchia la frammentazione giapponese ed internazionale, se qualcuno desiderasse approcciarsi a questa peculiare arte (capace di fondere tradizione formale ed approccio biomeccanico) può solamente visitare i numerosi club presenti in ogni città, farsi un’idea personale e scegliere di conseguenza. MUZIO BOBBIO

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1 comment

Carlo Cocorullo 8 October 2016 at 7:58

Bellissimo articolo esauriente e completo pur in poche parole. Complimenti!

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