Konrad
Arte e storia Culture

L’emigrante. Memoria lontana

– di Fabiana Salvador –

Nino Spagnoli, L'emigrante
Nino Spagnoli, L’emigrante

Nel 2000, ad Azzano Decimo, in provincia di Pordenone, un monumento dello scultore triestino Nino Spagnoli è dedicato a L’emigrante, a memoria di un capitolo cruciale nella storia del Friuli. Un uomo, lo sguardo rivolto lontano, baciato sulla guancia da una figura femminile che lo cinge in un abbraccio, mentre i corpi si confondono, parte di una sola unità. È la donna amata, la famiglia, la casa, la propria terra. Quello che l’uomo lascia.

“Tutte le stazioni si assomigliano… tutte le strade si assomigliano, per condurre verso l’infinito… Guardalo come cammina, il suo cuore non conosce stagioni, attraversa le mura dell’odio, gli abissi dell’incomprensione… cammina come un sonnambulo, le persone lo additano, il mondo intero lo odia…”, cantava nel 1954 Charles Aznavour, di origini armene, insignito della Legione d’onore per il lustro dato alla Francia.

Una storia/tante storie non sedimentate che ritornano nel tempo. Cambiano gli attori, cambiano le destinazioni. Non cambia la sofferenza.

L’emigrazione italiana si intensificò alla fine dell’Ottocento e continuò cospicua per gran parte del Novecento. Documentata da centinaia di libri di ogni sorta, testimonianze e pubblicazioni storico scientifiche, forse non lette abbastanza, è particolarmente percepibile attraverso la musica che i nostri cari hanno cantato e ballato senza sosta, spesso nelle melodie del tango. Ogni canzone corrisponde a tanti ricordi, tanto sentimento, tanta vita, tanta suggestione. Vicino e dentro alle persone.

Meno conosciuta è la migrazione di massa che interessò Trieste, città che storicamente deve la sua fortuna ai flussi in entrata e all’immigrazione. Una migrazione musicata da Natalino Otto/Lelio Luttazzi nel 1951, periodo a cui risale anche l’ideazione dell’opera di Spagnoli, che di lì a poco avrebbe lasciato Trieste per il Venezuela. “Muleta, muleta mia… domani partirò e so che morirò de nostalgia….”, tanto ballata e cantata anche questa, almeno dalle nostre parti.

Fra il 1954 e il 1961, 22000 triestini abbandonarono la città e partirono per l’Australia, in base al programma dell’Assisted Passage Agreement sottoscritto fra i governi australiano ed italiano nel 1951. Altri lo fecero prima. Altri scelsero destinazioni diverse. Non c’è triestino che non abbia almeno un parente emigrato in quel periodo o che non conosca qualcuno che l’abbia fatto, o che l’avrebbe fatto se la salute glielo avesse permesso. Gli anziani ancora ritengono che i “veri” triestini se ne andarono. Fu la “Castel Verde” la prima nave a salpare, il 15 marzo 1954, qualche mese prima dell’annessione della città all’Italia. Una partenza, a memoria, dolorosissima. Ma ne seguirono molte altre. Protagoniste le navi “Toscana”, “Castelfelice”, “Toscanelli”, “Aurelia”, “Freeship” e “Oceania”. Le condizioni che gli emigrati triestini trovarono in Australia, come anche gli istriani, i fiumani e i dalmati, furono molto diverse. Ricordiamo in modo rappresentativo i campi di raccolta di Bonegilla (il più tragico, in un ex campo militare dello Stato del Victoria), di Greta nel nuovo Galles del Sud, di Stuart nel Queensland, di Holden vicino ad Adelaide.

Le scelte che spinsero alla partenza furono di carattere individuale. Alcuni se ne andarono per motivi prettamente economici e lavorativi; altri perché, ancora all’inizio, temevano che Trieste potesse essere assegnata alla Yugoslavia; altri ancora perché troppo coinvolti nell’Amministrazione alleata o coinvolti nei fatti del 1953. Di certo le amministrazioni pubbliche in quell’epoca a Trieste avevano l’ordine di dare la precedenza assoluta all’inserimento dei giuliani dell’Istria.

Emblematiche sul tema rimangono le parole di Angelo Ara e Claudio Magris che sintetizzano “Questi esuli partono portando con sé nostalgia per la città e rancore per la medesima… partono con quest’acre delusione per la tradita promessa di felicità…”.

Una memoria lontana. Una storia da approfondire negli studi e da fissare nei libri, innanzitutto per farla conoscere all’Italia, per farla riconoscere a Trieste. Una storia da continuare anche a cantare.

Related posts

Il Timavo e Grotta del dio Mitra

Redazione KonradOnLine

Bruce Sterling premiato a Trieste Science+Fiction

Redazione KonradOnLine

India antica

muzio bobbio

Leave a Comment