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Dopo venuti a Trieste. Storie di esuli giuliano-dalmati attraverso un manicomio di confine

Sarà presentato a Trieste, al Museo Ferroviario, mercoledì 30 settembre alle ore 18, il libro “Dopo venutia Trieste. Storie di esuli giuliano-dalmati attraverso un manicomio di confine 1945-1970” (2015, pp240,illustrato, € 16, Edizioni Alphabeta Verlag di Merano)  scritto da Gloria Nemec, docente e ricercatrice di Storia sociale che ha affrontato in svariate pubblicazioni i processi collettivi che interessarono le popolazioni della zona alto-adriatica e i relativi lasciti di memoria. Il volume è corredato dalle due presentazioni di Peppe  Dell’Acqua,  direttore  della  Collana  180-Archivio  critico  della  salute  mentale  e  di  Livio  Dorigo, Presidente del  Circolo di cultura istro-veneta ISTRIA, insieme al quale questo libro è stato realizzato. Il libro entra a far parte della  Collana “180 – Archivio critico della salute mentale”, diretta da Peppe Dell’Acqua, una collana editoriale che si pone come punto di convergenza delle varie proposte del mondo della salute mentale e che in soli quattro anni ha messo a catalogo già 13 titoli. Non è una scelta casuale presentare il volume nella vecchia stazione ferroviaria di Campo Marzio, che purtroppo fu luogo di passaggio per molte di queste persone obbligate a lasciare le proprie terre. Alla presentazione – a ingresso libero – insieme all’autrice Gloria Nemec saranno presenti Vinzia Fiorino, docente di Storia Contemporanea all’Università di Pisa, Livio Dorigo, presidente del Circolo Istria e Peppe dell’Acqua, direttore della Collana180. Per l’occasione il regista-attore Claudio Ascoli arriverà a Trieste per alcune incursioni teatrali. Ascoli, di  origini napoletane, è  impegnato a Firenze nel progetto  “San Salvi  Città  Aperta” che sta restituendo ai fiorentini una area di quasi 33 ettari dell’ex Opp cittadino.

Per la prima volta, il lavoro di Gloria Nemec analizza le fonti medico psichiatriche e integra  il  quadro dell’accoglienza cittadina,  soprattutto  nei  confronti  di  coloro che fecero  più fatica a riassorbire i cambiamenti, a superare le fratture della loro storia e le minacce alla loro identità. La  città  fu  attraversata  e  accolse migliaia  –  i  numeri  parlano  di  circa  300.000  persone  tra  la  fine  degli  anni ’40  e  ’60 –  di  soggetti diversamente  spaesati  e  traumatizzati.  In  essa  si  addensarono  esperienze  di  lutti e perdite delle persone, delle patrie, dei beni, delle passate identità collettive. Un percorso particolare vedeva il manicomio come possibile ed estremo approdo di questi esuli.

La  ricerca  svolge  oggi un  lavoro  di  approfondimento  sui  sistemi istituzionali  di accoglienza di una quantità numerosa di esuli che rischiavano di stravolgere gli assetti statici della Trieste dell’epoca. Il Governo Militare Alleato prima, il Comune e la Provincia, a seguire, dovettero adeguare i servizi dei dormitori, degli alloggi, del lavoro, dell’educazione, nonchè l’aspetto sanitario di ospedali  e in  generale dei  luoghi di  assistenza. Il tema, riletto oggi, rileva tutta la sua drammatica attualità. A disposizione del lettore anche un cronologia dell’esodo che ricostruisce in modo chiaro e dettagliato le date e i passaggi fondamentali di quegli accadimenti.

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Campo profughi San Sabba – 1953 Fototeca Civici Musei di Storia ed Arte di Trieste Archivio Giornalfoto Inv. CMSA_GF_NP_089314

 

Informazioni:

Edizioni alphabeta Verlag

www.edizionialphabeta.it

E-mail: books@alphabeta.i

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