Trieste sul grande schermo: “Il ragazzo invisibile” di Gabriele Salvatores

Al cinema con Gianni Ursini

Il ragazzo invisibile di Gabriele Salvatores (Italia- Francia  2014)

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Finalmente sono riuscito a trovare su You Tube una buona copia de Il ragazzo invisibile di Gabriele Salvatores, Sono passati ben otto mesi dalla sua prima uscita nelle sale nel mese di dicembre 2014, e fino a tutto settembre 2015, ancora non si è ancora visto in giro il DVD. Gli americani sono molto più veloci. Comunque tutti gli amici e le amiche che lo avevano visto me ne avevano detto un gran bene, e devo dire che avevano ragione. Intanto ho grandemente apprezzato il fatto che Salvatores sia riuscito a valorizzare la mia città in maniera eccellente, riprendendo certi scorci e certi momenti tipicamente triestini, come le giornate di bora sul golfo, il porto vecchio, la zona antica della città e quella nuova come l’Università degli Studi, tutto utilizzato in maniera funzionale alla trama del film. Credevo di trovarmi davanti solo ad un simpatico film per ragazzi, ed invece Il ragazzo invisibile si è rivelato essere un ottimo film di fantascienza, di quella buona, come non ne vedevo da parecchio tempo, tutto incentrato sulla recitazione dei personaggi adolescenti e con effetti speciali realizzati in numero limitato ma tutti azzeccati e ben riusciti. Ambientazione europea molto coinvolgente e ritmo totalmente diverso da quello frenetico dei film statunitensi. Nessun attore famoso nel cast, ma solidi professionisti come Valeria Golino e Fabrizio Bentivoglio che fanno benissimo la loro parte, mentre i ragazzi sono tutti dei perfetti sconosciuti, a cominciare dall’esordiente Franco Girardiello. Buona la trovata dei giovani mutanti generati dalle  radiazioni causate dal disastro della centrale nucleare di Chernobyl nel 1986. Geniale l’idea  della ricostruzione della città abbandonata nel pressi della centrale nucleare fra i magazzini fatiscenti del Porto Vecchio di Trieste.

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Ottime le scene di azione che arrivano nel momento giusto e sono state girate quasi tutte su una gru gigante soprannominata “Ursus “ costruita su un pontone galleggiante nel 1914, quando a Trieste comandavano ancora gli austriaci. Insomma, un film che mi ha pienamente soddisfatto e che e che sono molto felice di avere finalmente visto.

Qualche mio conoscente esperto di cinema tra cui l’attuale curatore del mensile “Urania” Giuseppe Lippi ha detto di avere giudicato Il ragazzo invisibile  un film brutto, prevedibile e mal fatto.

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A questo punto urge una spiegazione sui motivi per cui a me sia piaciuto tanto.

Ripensandoci, devo ammettere che il film di Salvatores è un’opera troppo facile, anzi direi semplificata al massimo, quasi che il regista alla sua prima esperienza in un film per ragazzi non avesse voluto rischiare ed avesse deciso di andare sul sicuro.   Nulla a che fare con la tensione emotiva che trasuda dai migliori film anglosassoni del genere, come E.T. L’extraterrestre (1982) di Steven Spielberg, ma anche in quelli più modesti come Earth to Echo  di Dave Green visto a Trieste nel novembre 2014 al Festival di Science plus Fiction, che pure ha vinto il premio del pubblico, ma che purtroppo era girato con il solito stile di “telecamera a mano” inaugurato con il film The Blair Witch Project (1999). Perché quindi tutto questo mio iniziale entusiasmo ? Uno dei motivi è che sono stufo marcio dei costosissimi film sui supereroi che Hollywood continua a produrre a raffica, come pure delle storie che con protagonisti degli adolescenti americani frustrati come Twilight, Hunger Games, Divergent e The Giver, tanto per citarne alcuni, tutti  film i quali purtroppo hanno innumerevoli seguiti. Quindi vedere qualcosa di diverso mi ha risollevato lo spirito. Almeno il protagonista pur essendo anche lui sfigato e frustrato, non è il tipico prodotto della società statunitense, e l’azione non si svolge nel solito futuro distopico oppure nella classica cittadina americana di provincia.

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La seconda ragione è che ogni volta che qualche grosso regista sceglie Trieste come “location” per girare qualche film, tutti sulla stampa locale ed anche nelle emittenti radiotelevisive regionali celebrano l’avvenimento in maniera esagitata. Perciò la maggior parte dei triestini attende con ansia l’uscita del film per vedere la loro città immortalata nell’opera del grande regista…e rimangono puntualmente delusi. Questo è successo soprattutto con i film di Giuseppe Tornatore come La Sconosciuta (2005) e con il più recente La migliore offerta(2013) dove le scene girate a Trieste erano puramente incidentali ed inserite in un contesto completamente diverso, e non si vedeva neppure il mare. Io prima di morire vorrei che un regista di talento inserisse nel suo film un omaggio alla mia città come ha fatto Gabriele Salvatores con Milano in Happy Family (2010) imitando con bravura lo stile di Woody Allen.

Lo aveva già fatto Franco Giraldi con la trilogia La rosa rossa (1973), Un anno di scuola (1977) e La Frontiera (1997) ma lui era nato a Comeno, in Slovenia, ed adesso temo non succederà mai più.

Franco Giraldi durante le riprese de "La frontiera"

Franco Giraldi durante le riprese de “La frontiera”

E allora ben venga un prodotto smaccatamente commerciale e di basso livello come Il ragazzo invisibile dove almeno la mia città si vede ed è in  qualche modo la protagonista anche senza troppe pretese intellettuali. Per quelle bisogna rivolgersi ai libri ed ai documentari di Paolo Rumiz, a cortometraggi come Il viaggio della signorina Vila di Elisabetta Sgarbi ed alle interviste televisive di personaggi del calibro di Claudio Magris e Boris Pahor. Forse la diversità e la follia di Trieste è troppo difficile da riprodurre al cinema, ma io continuo a sperare.

Saluti da Gianni Ursini

Scritto da gianni ursini

gianni ursini

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