Come ti sfascio (forse) la democrazia in Italia

di Dario Predonzan

I rischi delle riforme di Renzi & co. Non è detta però l’ultima parola, spiega Giulio Ercolessi in “Sfascismo costituzionale”

Libro Sfascismo

“Se Matteo Renzi non vuole ritrovarsi in compagnia di Viktor Orbán, dovrebbe pensare a rafforzare anziché a demolire le garanzie costituzionali ed elettorali in Italia”. Così sir Graham Watson, presidente dell’ALDE (Alleanza dei Liberali e Democratici per l’Europa), nella prefazione a “Sfascismo costituzionale”, sintetizza la tesi portante del pamphlet di Giulio Ercolessi sui rischi insiti nelle riforme istituzionali (Senato e legge elettorale), volute dal PD e dai suoi alleati.

In realtà, il disegno strategico (se si può dir così…) di Renzi e soci sembra assai meno coerente ed organico di quello del primo ministro ungherese, il quale ormai da anni sta trasformando la repubblica magiara in un regime autoritario, corredato di tutti gli attributi di questi sistemi politici: controllo del governo sui media, repressione del dissenso, nazionalismo, xenofobia, antisemitismo, ecc. Un regime che, non a caso, guarda con ammirazione ed invidia al “modello” della Russia di Putin, a sua volta ammirato dagli autoritari di casa nostra (Salvini & co in primis).

Più modeste, ma non meno preoccupanti – non foss’altro per le diverse dimensioni ed importanza, nel contesto europeo, dell’Italia rispetto all’Ungheria – le conseguenze delle riforme renziane, se andassero in porto così come previste dai loro estensori.

I quali estensori, va ricordato, hanno lavorato sulla base dell’accordo (anche noto come “Nazareno”) tra Renzi e Berlusconi. Non proprio due luminari di diritto costituzionale… semmai un politico rampante quanto arrogante e di scarsa cultura, legittimato soltanto da un’elezione di partito ed un filibustiere radiato dal Parlamento per indegnità dopo una condanna per evasione fiscale.

Risultato: un obbrobrio che, se approvato, distruggerebbe il delicato sistema di pesi e contrappesi, che anche in Italia (come in tutte le democrazie liberali) garantisce l’equilibrio dei poteri tra le istituzioni, ergo i diritti fondamentali dei cittadini.

Con il miope obiettivo di ottenere in qualche modo una stabile maggioranza in Parlamento (tutto lì…), infatti, il combinato disposto della riforma del Senato e della legge elettorale finirebbe per mettere nelle mani di pochi oligarchi il controllo totale sia delle Camere, sia delle istituzioni di garanzia (Corte Costituzionale, presidente della Repubblica) preposte al controllo di legittimità costituzionale, sia la possibilità di modificare la Costituzione stessa. Aprendo così ad ogni forza politica populista e demagogica (il M5s della ditta “Grillo & Casaleggio”, la Lega lepenista di Matteo Salvini, altri perfino peggiori in futuro …) la strada per qualsiasi avventura.

Quasi che sia la Costituzione, e non la pessima qualità della nostra classe politica, il vero problema che ha impedito e impedisce all’Italia di competere con i Paesi più avanzati d’Europa, sul piano civile ed economico… E’ quello che ha ripetuto per anni proprio Berlusconi, del resto.

Ercolessi non indulge però al pessimismo catastrofista e ipotizza anzi una possibile via d’uscita, che eviti i rischi gravissimi di involuzione costituzionale delle riforme di Renzi, consentendo nel contempo a quasi tutti i principali decisori di “salvare la faccia” uscendo “senza danni dalla temeraria avventura  in cui ci hanno cacciato”.

Si tratterebbe in sostanza di prevedere una sola Camera di 630 membri (più gli eventuali senatori a vita), di cui 530 deputati eletti con sistema maggioritario, oppure con il voto alternativo o trasferibile (modello australiano), o con il doppio turno alla francese, oppure “perfino con il pessimo sistema previsto dall’Italicum”. A questi si aggiungerebbero altri 100 “senatori”, da eleggere con la proporzionale pura. Contestualmente il Senato verrebbe abolito.

La Camera così composta voterebbe a maggioranza semplice sulla fiducia al Governo, sul bilancio e sulle leggi ordinarie, mentre laddove la Costituzione prevede maggioranze qualificate (modifiche e leggi costituzionali, elezione dei giudici della Corte Costituzionale, elezione del presidente della Repubblica, modifiche del regolamento della Camera ed elezione dei membri laici del CSM) i “senatori” voterebbero separatamente dagli altri parlamentari e la maggioranza qualificata prescritta dovrebbe essere raggiunta sia nell’ambito dell’intera Camera, sia nel gruppo ristretto dei “senatori”. Una minoranza qualificata di deputati e/o senatori potrebbe inoltre chiedere una seconda votazione per l’approvazione delle leggi ordinarie.

Si eviterebbe così il rischio di consegnare “ad una temporanea maggioranza di legislatura … di impossessarsi della Costituzione, delle regole del gioco, delle libertà costituzionali e dei diritti dei cittadini, per modificarli a proprio arbitrio o stravolgerli …e anche “di svuotare gli organi garanti e il controllo di costituzionalità, eleggendovi propri fiduciari esclusivi”.

Se questa proposta non fosse accolta, il pamphlet di Ercolessi è inteso come contributo di argomenti per la campagna del NO al referendum costituzionale sulle riforme di Renzi, che in ogni caso si terrà. Probabilmente nella primavera 2016.

 

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