Konrad
Cinema

Due film di fantascienza americana

– di Gianni Ursini – 

Il genere è ormai abusato e le produzioni spesso banali e mediocri

Transcendence di Wally Pfister

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Nel campo della fantascienza si registra una vera e propria inflazione di film il che comporta l’uscita di opere che non sono propriamente dei capolavori. Naturalmente sono tutti prodotti americani. Mi ha proprio deluso Transcendence diretto da un certo Wally Pfister, qui al suo primo lungometraggio anche se ha alle spalle una luminosa carriera come direttore della fotografia. Forse il film sarà piaciuto ai fanatici ammiratori di Johnny Depp, ma credo che questo sia una delle pellicole più insulse alle quali l’attore abbia mai partecipato. Trascendenza significa acquisire conoscenze superiori tramite una filosofia che rifiuta le osservazioni pratiche e le prove scientifiche, vedi anche l’espressione meditazione trascendentale. Ma qui di trascendente non c’è proprio nulla. È la solita storia di uno scienziato che viene contaminato da radiazioni mortali in seguito ad un attentato terroristico. Quando si rende conto di avere poche settimane di vita, decide con l’aiuto della moglie di riversare il proprio intelletto in un computer trasformandosi in un’Intelligenza Artificiale quasi onnipotente. Di fronte ai progetti megalomani della nuova entità ibrida uomo-macchina, tutta la seconda parte del film è dedicata al problema se nel computer ci sia ancora qualcosa di umano, oppure no. Mah. A me sa tanto di minestra riscaldata. Di film simili ne ho visti ormai a decine, a cominciare dal vecchio Il Tagliaerbe di Brett Leonard (1992), ma almeno quello era tratto da un racconto di Stephen King.

Divergent di Neil Burger

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Rimanendo nel campo della SF, ho trovato un pochino più soddisfacente Divergent diretto da Neil Burger che nel 2006 mi aveva favorevolmente impressionato con The Illusionist, e devo dire che anche Limitless (2011) non era male. Qui il regista si trova alle prese con un romanzo di Veronica Roth scritto chiaramente per adolescenti frustrate sulla stessa lunghezza d’onda di Twilight e Hunger Games. Peccato perché la premessa era abbastanza intrigante. Dopo la solita guerra apocalittica in quello che rimane della città di Chicago la razza umana vive divisa in cinque caste chiamate “corporazioni”, la cui appartenenza non si dà per nascita ma per scelta individuale al compimento della maggiore età. I Candidi (sempre sinceri) si occupano di esercitare la legge, i Pacifici (sempre gentili) coltivano la terra per sfamare tutti, gli Eruditi (sempre a conoscenza di tutto) sono insegnanti e ricercatori, gli Abnegati (altruisti) si occupano di governare e infine gli Intrepidi si occupano della protezione. Ah, dimenticavo. In fondo alla scala sociale non potevano  mancare i paria cioè  gli “Esclusi”, individui che si sono rivelati inutili alla società e che vivono rovistando nelle immondizie. Al momento di compiere un test sulla personalità utile a capire a quale gruppo si è più affini Beatrice Prior risulta Divergent, cioè non affine a nessuna categoria, un risultato rarissimo che la mette in pericolo. L’ordine sociale, infatti, impone di eliminare quelli come lei poichè la loro stessa esistenza è una minaccia all’ordine costituito. Celando la sua natura, Beatrice sceglie gli Intrepidi e comincia il suo addestramento a una vita a cui non è certa di appartenere. Presto il film abbandona ogni velleità di raccontare un storia di fantascienza per diventare una vicenda d’amore avventurosa, che segue pedissequamente la struttura fissata (e collaudata) da Hunger Games, con il suo rito all’inizio, l’affermazione di un’unicità della protagonista pericolosa per l’ordine sociale e la società in cui gli adolescenti vengono vessati in maniera asfissiante ed in qualche caso addirittura sadica dai genitori e dagli adulti. La recitazione dei giovani protagonisti è da mediocre serial televisivo e la brava Kate Winslet è sprecata in un ruolo di cattiva integrale, senza sfumature. Purtroppo il romanzo di Veronica Roth è il primo di una trilogia e quindi dovremo aspettarci anche il seguito di quest’opera. Per il 2015 è annunciato il secondo capitolo intitolato Insurgent. Nel sequel Burger ha abbandonato la regia per vestire i panni di produttore. Nuovo regista sarà Robert Schwentke specializzato in film d’azione. Vedremo come se la caverà con questa specie di telenovela avveniristica creata per un pubblico adolescenziale. Una cosa però è sicura: il sottoscritto il film Insurgent non ha nessuna intenzione di vederlo, neppure in cartolina.

Gianni Ursini

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