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Konrad dei piccoli

Marzio e il nanetto di primavera

– di Raffaella Delbello –

Una piccola storia per grandi e bambini che ci insegna ad ascoltare i segnali della natura

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Questa avventura, che racconto sottovoce come se fosse un segreto, è successa a Marzio, qualche giorno fa. Marzio vive in una casa accanto ad un prato. Dopo il prato c’è un grande bosco e dopo il bosco la terra inizia a salire, formando una montagna che incontra varie sorelle, formando una fila di cime alte e ben sagomate. Marzio, in tutte le stagioni, ama sedersi sul prato e disegnare quel che vede intorno a sé. L’altro giorno, mentre faceva scorrere la matita sul foglio, scorse sulla carta bianca la sagoma di qualcosa che non aveva disegnato. Era un’ombra, ne era certo.

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Era l’ombra di un nanetto con tanto di cappello a punta, ne era altrettanto certo. Senza distogliere lo sguardo dal foglio, decise di parlare per primo. “Buongiorno a te”. “Bentrovato”,  rispose una voce tutt’altro che flebile “Che bel disegno”. “Grazie” disse Marzio  “e la tua sagoma qui dentro ci sta proprio bene. Posso sapere perché non ti ho mai visto prima?”. “Semplice” rispose il nanetto “vivevo sotto terra”. “Ed ora sei uscito” disse Marzio “come mai?”. Rispose: “In questa stagione succede qualcosa lì sotto: il semini delle piante, dopo aver passato l’inverno al caldo, protetti e soddisfatti, si sentono pieni di forza e germogliando bucano la terra indurita dall’inverno.

 

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Da questi forellini entrano aria e luce nelle nostre piccole grotte e in questo modo la Natura ci avvisa che è arrivato il momento di metterci in viaggio.- Marzio curioso chiese allora: “In viaggio verso dove?” “Verso la montagna” rispose il nanetto. “Ora io e i miei compagni dobbiamo salire lassù” e l’ombra del suo piccolo dito si spostò sul foglio ad indicare un punto del paesaggio che Marzio aveva disegnato “perchè abbiamo un compito da svolgere. “Oh” disse Marzio, senza azzardarsi a girare la testa per guardare il nanetto direttamente in quanto intuiva che così lo avrebbe fatto scappare  “e quale sarebbe?”: “Osservare le nuvole e i loro spostamenti e riconoscere le forme che prendono grazie al lavoro del vento”.

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“Lo fate per tutta la durata della bella stagione?” chiese allora Marzio. “Sì, finchè il sole alto e splendente ci riscalda tanto quanto ci scalda Madre Terra quando ci ospita d’inverno nelle nostre grotte”. “Quindi” considerò Marzio “d’inverno ve ne state lì sotto perchè quassù non ci sono abbastanza luce e calore”. “Non proprio”, disse il nanetto molto seriamente, “vedi, Madre Terra respira insieme a tutto il creato e tutto ciò che vedi compie il proprio ciclo. Per poter dare forza ai semini che nella bella stagione cadono dalle piante e dagli alberi, in autunno la Terra inspira profondamente e raccoglie in sé i frutti della bella stagione, il suo calore e la sua luce. Custodisce tutto questo durante l’inverno e solo quando tutto è pronto e abbastanza in forze, emette una lunga espirazione ed aiuta tutte le creature a rimettersi al lavoro, germogliando, rifiorendo, progettando nuovi cicli”.

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Marzio oramai aveva una certa esperienza del susseguirsi delle stagioni, da qualche anno osservava la natura grazie alla sua passione per il disegno e riconobbe subito il valore del segreto che il nanetto gli aveva appena rivelato. “Ti ringrazio per la fiducia che mi hai dimostrato” disse al nanetto che proiettava sul foglio un’ombra sempre più piccola (si era già messo in viaggio verso la montagna); e da lontano sentì la sua voce che gli lasciava in dono questo allegro canto: “Il 21 marzo arriva Primavera e due esatte metà son mattina e sera: la luce ed il buio durano uguale, è un equinozio, è questo che vale!”.

 

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