Rock sotterraneo. Vanessa Van Basten ritorna a Trieste

Bellini / Vanessa

Morgan Bellini / Vanessa Van Basten

Morgan Bellini, un rocker fuoriuscito da Trieste per Genova e poi dirottatosi a Vienna, è finalmente ritornato in città. Ciò che suona con i Vanessa Van Basten lo si scoprirà fra breve, ma il suo ritorno cade in un frangente che si stenta a dire casuale. Da un po’ di tempo a questa parte, sulla scena musicale rock triestina, stiamo assistendo a un concentrarsi di forze musicali: forze a dir la verità già note – almeno oltre regione e confini – ma che, credo per la prima volta, stanno finalmente  cominciando a essere notate in città. I generi che si fanno sentire sono vari ma c’è una sottocultura che ha una certa potenza e azione: nel dicembre del 2012 era già uscito un articolo su Rumore (riassunto
in un articolo del Piccolo che ne parlava in toni, diciamo, sorpresi. Ora Morgan, cioè Vanessa, sta per uscire con due dischi, un’ottima occasione per sentire qualcosa di lui e magari sapere qualcosa di più di questa città.

Allora, caro Morgan, prima che ti chieda che cosa suoni, vorrei partire da una delle cose che ci accomunano (oltre al giallo, alla – almeno parzialmente – visione della vita, ai Dead Can Dance e al numero tre), e cioè Cioran. Mi chiedo: un rocker che apprezza Cioran non è come un teatro senza pubblico e attori? Qualcosa mi dice che mi puoi capire…

Infatti con i Vanessa – dal 2010 – abbiamo smesso di far concerti, lasciando il pubblico fuori dalla porta. In effetti siamo sempre stati al limite della misantropia, un po’ come quei gruppi black del nord Europa che negli anni ’90 dichiararono guerra a tutte quelle forme di business che prevedevano il contatto umano. Figurati che ho preso in mano il facebook della band (prima era una fanpage) solo in queste settimane, a 10 anni di distanza dalla fondazione del gruppo, nonché proprio alla fine del nostro percorso (è appena uscita la raccolta di demo e rarità). Ma non è solo la “pigrizia sociale” ad accomunarci al filosofo; diceva Cioran: Ciò che non è straziante è superfluo, almeno in musica. Concordo pienamente e stenterei a trovare parole più adatte per introdurre l’estetica del mio progetto.

E quindi, che cosa suoni?
Io sono il chitarrista e il maggior compositore dei Vanessa Van Basten, un gruppo che a metà degli anni Duemila è stato protagonista nella stagione italiana del post-rock, e quindi di quel superamento definitivo della forma-canzone, ridotta a una colonna sonora strumentale. All’epoca dirigevo la baracca da Genova, una città che stava vivendo un momento molto fiorente, tanto che si parlò a lungo della scena genovese come di un qualcosa di assodato. Dopo 3 album, 5 Ep e una parentesi viennese, ho deciso di rientrare nella mia città, che nel suo piccolo ora sta vivendo un buon momento, con due o tre band che, nell’indifferenza generale di chi in questa città dovrebbe occuparsi di cultura, stanno mettendo a ferro e fuoco Europa e oltre.

Credo di non sbagliare se dico che questo genere quasi sempre sottintende dolore e disperazione, menefreghismo esplicito e disprezzo della vita: ma questa rabbia, questa negazione non è forse un confermare l’energia che si vorrebbe distruggere?

La musica è oggi più che mai lo specchio dei nostri tempi. La maggioranza delle persone ascolta il vuoto, la tecnica strumentale, X Factor, il  rumore di un video su uno smartphone, e si trova a proprio agio. Chi invece ha qualcosa in più dentro di sé, non può che cercare disperatamente una boccata d’ossigeno in qualcosa di forte, di complesso e di pieno. Riguardo i contenuti beh… basta guardare in che mondo viviamo.  Certamente non è un caso che le forme di rock più estreme stiano vivendo un’epoca creativa molto buona. Come non è un caso che le vendite delle audiocassette siano in aumento: c’è voglia di trasporto, di passività nell’ascolto, di farla finita con questo zapping folle della rete.

Ti ho sentito dire che il tuo o il vostro genere è già vecchio. Eppure ha ancora in qualche modo successo e ora stanno nascendo gruppi che sono figli vostri. E d’altra parte tu stesso sei figlio di qualcuno: non a caso hai appena fatto uscire un disco in cui riproponi a modo tuo alcune canzoni dei Cure

Il mondo del rock è sempre in continua evoluzione ed è naturale che il mio progetto, nato nel 2005, abbia ampiamente sviluppato quanto doveva e che oggi ci siano nuove leve che hanno già assimilato la lezione, soprattutto quella dei miei contemporanei più illustri. La mia generazione è quella del grunge e del black metal, ma grazie all’insegnamento della mia famiglia ho potuto sviscerare in profondità tutto quel sottobosco dark e post-punk degli anni Settanta e Ottanta che mi ha influenzato enormemente. Tributare i Cure è un sogno che avevo nel cassetto da tempo: appena tornato a Trieste ho ritrovato alcuni amici e ho colto l’occasione per coinvolgerli. Disintegration EP uscirà in vinile a fine mese e vedrà in prima linea il sottoscritto e Franz (Il Teatro degli Orrori), con altri due ospiti triestini ovvero Franz Candura (Jennifer Gentle) e Lorenz (Spy Eye, Butterfly Collectors). Sarà l’ultima uscita per i Vanessa Van Basten, un modo simpatico ma un po’ cupo per salutare i fans.

Chi volesse approfondire la musica dei Vanessa Van Basten, può cercarla su facebook, youtube o visitare il loro sito

Riccardo Redivo

[Da Konrad n° 203, febbraio 2015, con lievi modifiche]

Scritto da riccardo redivo

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *