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Culture Poesia e letteratura

Belle parole in bella musica. Premio Prešeren a Pavle Merkù

Pavle Merkù
Pavle Merkù

Una segnalazione in ritardo può essere un omaggio o un pretesto per continuare a parlare: con tutti e due i sensi, è una gioia ricordare che al M° Pavle Merkù (già incontrato in K 161, con un’intervista, e in K 182, in un articolo sui suoi 85 anni) è stato conferito il Premio Prešeren/Prešerenova Nagrada, il più importante riconoscimento culturale della Slovenia. Il compositore triestino, classe 1927, non smette fortunatamente – e la fortuna va più a noi che a lui – di far parlare di sé: questo premio alla carriera conferma la sua importanza nella cultura slovena, triestina e italiana. Nelle sue diverse fatiche corali, pochi come lui – almeno nel Novecento – hanno saputo musicare i poeti. Le lingue e i dialetti dei suoi poeti sono molti: sloveno (Kosovel, Gradnik, Rebula, Kravos, etc. e ovviamente Prešeren), italiano (Betocchi, Piumini, Dedenaro), triestino (Grisancich), friulano (Zanier e Morandini), resiano (Silvana Paletti), ma anche napoletano (Ketty Fusco), sardo (Antioco Casula “Montanaru” e Ottone Baccaredda), greco antico (Saffo), latino (Alcuino), tedesco (Brecht) e inglese (Shakespeare). L’elenco vuole servire anche per ricordare che la poesia ha una ragione d’essere e può veicolarsi – e bene – anche con voci e note, circolando con una veste, un significato e una musica straordinari: una piccola ma importante testimonianza di una volontà che preme per rientrare nell’alveo del significato – e del suono – delle parole. Le parole belle insomma. Mai come oggi qualcosa di mosso, qualche ricciolo, nella piattezza che ci circonda, può essere utile al mondo…

Riccardo Redivo

[Da Konrad n° 195, aprile 2014]

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