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Un mare di cemento

– di Eleonora Molea –

Dove sta il nesso tra cemento e sviluppo e tra cementificazione e crescita del turismo balneare?

Aiutatemi a capire. Procediamo nell’analisi senza dare nulla per scontato. Per turismo balneare si intende la pratica, massificata nell’epoca moderna, dello spostamento di persone dalla loro città d’origine verso un luogo in riva al mare, per diversi motivi (salute, divertimento, moda…) e la permanenza ivi per uno o più giorni. Come si sceglie la meta ideale? Per conoscenze, per tradizione familiare, per budget, per opportunità, a seconda delle offerte last minute, oppure ci si affida al caso. Una cosa è certa: le spiagge sono appetibili e affascinanti (almeno nel nostro immaginario) quando sono curate e pulite, sia che si tratti di grandi spiagge di sabbia che di piccole baie. Che abbiano possibilmente un luogo di ristoro come il classico chiosco che ci permette di rinfrescarci dalla calura, e dei servizi igienici. Volendo, per le famiglie con bambini e ragazzini a cui non bastano paletta e secchiello, sarebbe opportuno trovare uno spazio in cui possano giocare a beach volley, oppure a ping pong, a un classico biliardino. E così le esigenze di spazio antropico aumentano. Non sia mai, infatti, che una volta in riva al mare ci si accontenti di nuotare e prendere il sole, o leggere un libro. Per non parlare della possibilità di fare del kite surf e wind surf e quindi della necessità di uno spazio per depositare le attrezzature. A volte è così bello stare in spiaggia che ci si attrezza per accamparsi la notte, non solo per falò improvvisati con suonate di chitarra annesse (tutti noi abbiamo imparato “La canzone del sole” così!) ma anche pernottando in veri e propri campeggi (che comoda la spiaggia privata del campeggio, no?). E chi non ama così tanto la natura, le zanzare e le file ai servizi igienici come può fare per stare sempre vicino alla sua amata spiaggia? Sono tristi quegli alberghi nel centro cittadino. ”Io sono al mare e voglio vedere il mare! E vorrei anche sentirlo, addormentarmi con il romantico rumore delle onde (quando spengo la tv che ho in camera)”. E così i generosi speculatori del cemento sono pronti ad accontentare le esigenze del turista proponendo alberghi sempre più a ridosso delle coste, e sempre più alti! Tutti vogliono vedere il mare e chi paga di più lo merita di più. Che importa se gli altri frequentatori della spiaggia si ritrovano all’ombra prima che il sole tramonti perché è scomparso dietro a un edificio di cinque piani? Che importa se per far spazio ai tanti parcheggi si tagliano degli alberi e per riparare le auto dalla calura si costruiscono delle fantastiche tettoie (l’ombra dell’albero non è forse più fresca di un tetto di alluminio?) alterando perciò gli equilibri eco sistemici dell’area? Di alberi ce ne sono comunque tanti, gli uccellini nidificheranno più in là! Oppure in un terrazzo, tanto per la maggior parte dell’anno questi nuovissimi e lussuosissimi alberghi sono vuoti. E poi non siamo mica a Sumatra, che prima che costruissero pregiati hotel sulla riva aveva dei preziosi alberi frangivento sulla spiaggia di cui ha sentito la mancanza solo con lo tsunami del 2004.
Insomma, continuo a non capire. Orrori sono agli occhi di tutti- ad esempio il nuovissimo Porto Piccolo di Sistiana – ma altri sono ancora in fase decisionale. Solo per citarne alcuni, la variante alberghiera di Grado e la costruzione di una fantomatica “Grado3”, o il complesso turistico della Baia di Calenella (FG) nel Gargano, contro cui è in atto una petizione pubblica. Al contrario di quello che vogliono metterci in testa pubblicità e marketing, siamo noi i veri padroni del nostro tempo.

lo skyline della città vecchia di Grado
Il campanile della basilica di Grado (Go) rischia di scomparire dietro alla variante alberghiera
La baia di Calenella (FG) a rischio cementificazione
La baia di Calenella (FG) minacciata dalla cementificazione

Abbiamo il potere totale di scegliere con cura quale business alimentare e indirizziamo le nostre scelte in modo consapevole.
Chi il mare lo vive ogni giorno inorridisce davanti a questi così detti “progetti di valorizzazione”, che non valorizzano un bel niente. Un cittadino consapevole non crede più nella favola che costruire alberghi “dà lavoro alla comunità”. Chi ci guadagna sono sempre e solo gli stessi. La comunità non si arricchisce per niente, anzi. C’è un fraintendimento di fondo su cosa sia la vera ricchezza di un territorio. Cos’è il vero tesoro, ciò che dà valore a un luogo. E di sicuro non è il cemento che si mangia la terra.

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