Sotto matura

Finirà. E dopo la sensazione di poter entrare finalmente nella vita vera.

– di Beatrice Achille-

matura3Già m’immagino il giorno prima del fatidico esame: i banchi verranno ordinati e disposti, ed il personale della scuola controllerà il tutto.

Nel frattempo i cosiddetti maturandi sogneranno la libertà.
Ho così intervistato una studentessa del liceo classico, per osservare con i suoi occhi cosa succede prima della maturità.

Quale è stato il momento più difficile, quello in cui ti sei detta “ok, ora mollo tutto”?
La fine del primo quadrimestre: dovevo recuperare latino ed inglese. Ovviamente questo mi ha fatto nascere il dubbio che forse non sarei mai riuscita ad arrivare all’esame ed è arrivare all’esame la parte essenziale del gioco. Per tutto l’anno hai un po’ quella paura di non farcela, ma poi, più si avvicina maggio, più la paura viene sostituita dalla stanchezza e desideri soltanto che finisca tutto.

Cosa cambieresti se dovessi ricominciare ogni cosa da capo?
Tutto. Sembra un’esagerazione, ma eliminando la vita fuori dalla scuola, il resto è stato una disperazione: è una vera e propria prigione, senza via d’uscita. Quando sei dietro a quel banco, a copiare sistematicamente appunti, vorresti solo startene fuori a vivere veramente. E poi quei professori che non guardano in faccia nessuno, che giocano con il destino degli studenti come se niente fosse e che vogliono sfoggiare tutta la loro conoscenza. Sì, cambierei decisamente tutto.

Mi parleresti un po’ male di questi professori?
Secondo me molti sono un vero e proprio problema, per il solo fatto che non puoi giudicarli: o sei uno studente, la cui critica è presa come una sorta di vendetta, o sei un genitore, la cui critica, invece, risulta avere come unico fine proteggere i propri figlioletti. E chi potrebbe e dovrebbe giudicarli non lo fa.

E di veri professori, invece, secondo te ce ne sono?
Certamente. Esistono per forza due facce della medaglia, ma sono realmente rari i professori che vogliono insegnare per il solo gusto di costruire un futuro migliore. A mio parere sono quelli che si ricordano di essere stati anch’essi studenti; che sanno cosa significa vivere in una classe; che cercano di spiegare la propria materia per passione; che sanno di non dover dimostrare nulla a nessuno; che sono disposti a mettersi in gioco e il cui obiettivo sono gli studenti stessi. Spesso se lo dimenticano, che tra le mani hanno ragazzini dai 14 ai 19 anni, persone che crescono e che non potranno mai avere soltanto lo studio in testa, ma anche altre mille preoccupazioni: la famiglia e quei classici problemi che tutti, almeno una volta, si sono portati sulle spalle. Basterebbe che ricordassero.

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Ora che stai per maturarti, ti senti realmente più matura?
Mi rendo conto di essere cambiata in tutti questi anni. Sì, posso definirmi più matura e devo attribuire un po’ di merito anche alla scuola, ma soltanto perché è stato lì che ho speso la maggior parte del mio tempo e che ho conosciuto moltissime persone, alcune che avrei preferito evitare, ma tante altre con cui condivido più che un semplice bel ricordo.

Cosa cambieresti della matura?
Toglierei gli esterni, perché soltanto gli insegnanti interni possono realmente valutare quanto uno studente si sia formato nel corso degli anni e quanto si sia impegnano per raggiungere un determinato risultato, che questo sia il semplice passare o che sia quell’irraggiungibile 100. Inoltre, capita spesso che, con i professori esterni, avvenga uno strano fenomeno per cui l’istinto di base è picconare tutti.

E questo perché?
Probabilmente per un’inspiegabile competitività, per la quale più bassi sono i voti che dai agli alunni di altri insegnanti, più dimostri che il tuo lavoro è superiore. Se ad uno studente, che non conosci, che non hai mai visto e di cui, molto spesso, non riesci nemmeno a pronunciare correttamente il cognome, dai una valutazione negativa, è come se avessi dimostrato (per una strana logica contorta) che gli insegnamenti che ha ricevuto in quei cinque anni sono stati insufficienti.

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Quale parte dell’esame ti spaventa di più?
La terza prova, perché ci sono tante materie, ma c’è poco tempo per poter rispondere alle domande.

Cosa si prova ad avere un piede fuori? Voglio dire, tra pochi mesi non dovrai mai più tornare a scuola…
E’ la sensazione di entrare nella vita vera, in cui potrò essere indipendente, in cui potrò leggere ciò che mi piace e studiare veramente. E’ meraviglioso sapere che tra poco tempo avrò la possibilità di  fare qualcosa per me stessa, senza dipendere da professori che hanno sempre e costantemente il coltello dalla parte del manico.

Hai tempo per alcune altre domande?
Mi dispiace davvero tanto per tutti i lettori, ma ora non ho tempo: è meglio che io torni a studiare…

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