Una Ferriera futurista.

Marinetti e compagni in visita a Trieste nel 1910.
– di Fabiana Salvador

Ci si avvia verso Servola, i cui fumi biancastri laggiù, sembrano pilastri enormi eretti a sostenere le rosseggianti volte della notte… Lieti come scolari in libertà, ci agitiamo intorno alle pance fuligginose delle ferriere, che partoriscono muraglie di bragia… Grida di vittoria erompono dai nostri petti… Finalmente, le più folli immagini futuriste si realizzano: ecco edifici di fuoco che camminano, si sventrano e rovesciano a terra viscere di topazi e rubini!
Noi assistiamo così alla fusione del nuovo sole futurista, più colorato, più fantastico, più caldo del vecchio sole di ieri. Ne sorvegliamo l’immane colata incandescente i mostruosi camini, giganti burberi, impennacchiati di fumo che nemmeno si sentono passar tra i piedi le stridule fughe dei treni, sorci di ferro spaventati….
Oh! Come invidiamo le case appollaiate sulle colline circostanti, le case attente a cui la gioia ubriacante del fuoco incendia gli occhi ogni notte. Come invi-diamo le nuvole dalle facce accaldate e l’orizzonte marino solcato da lunghi riflessi scarlatti! (F. T. Marinetti, in A. Palazzeschi L’incendiario 1910)

La Ferriera di Servola, foto d'epoca

La Ferriera di Servola, foto d’epoca

 

Una visione impetuosa della Ferriera di Servola. Un testo poco conosciuto che in parte potrebbe far sorridere, in parte apre una riflessione sulla lunga e radicata storia di questo stabilimento, ancora protagonista della stampa (e della vita) odierna.
La citazione è tratta da Filippo Tommaso Marinetti, autore del celebre Manifesto del Futurismo, pubblicato in anteprima sul “Giornale dell’Emilia” di Bologna, in data 5 febbraio, a Trieste su “Il Piccolo” già il 10 febbraio 1909, e divenuto di fama internazionale con l’uscita sul quotidiano parigino “Le Figaro”, il 20 febbraio.
Marinetti arriva a Trieste, il 13 gennaio 1910, con Aldo Palazzeschi e Armando Mazza, i due poeti che al teatro Rossetti recitarono i loro versi da-vanti a un pubblico di duemila persone “elettrizzato” per l’evento. Ad unirli era la collaborazione alla rivista “Poesia”, diretta da Marinetti e all’epoca già molto conosciuta, nonostante gli autori fossero giovanissimi. Si distinguevano per una grande audacia d’ispirazione; erano animati dall’identico ideale di rinnovazione letteraria e dal medesimo odio per ogni forma di classicismo e convenzionalismo accademico. Ma soprattutto avevano aderito al Manifesto del Futurismo.
Molta fu l’attesa a Trieste: manifesti e striscioni apparsi in gran numero in tutti gli angoli della città. Un notevole riscontro sulla stampa. Una folla entusiasta ad accoglierli all’arrivo alla stazione.
Trieste, in quell’occasione (1910!), fu definita la prima città italiana cui i Futuristi affidarono l’enunciazione del loro programma. Il peso politico dell’evento risulta importante almeno quanto quello culturale. I poeti per-cepiti come portatori del vessillo tricolore. La serata intesa come un “o-maggio alla città che vibra di patriottismo, fervida nella lotta, talora cruenta, d’ogni giorno…”. Ma non per questo con tradizioni poco profonde (ma al limite solo culturalmente diverse) e più propensa rispetto altrove ad accogliere le idee innovative proposte. La provocazione fu molto forte, ma il desiderio di cambiamento e di una rivendicazione sociale dei diritti dell’arte giovane e diseredata e di tutto ciò che questo poteva sottintendere fu più forte ancora.

 

F. Scarpelli, Le Ferriere di Servola, 1915.

F. Scarpelli, Le Ferriere di Servola, 1915.

Gran parte del pubblico, “il popolo di Trieste” come definì Marinetti la componente intellettuale della città da lui descritta nei dettagli con indubbio fascino letterario, all’incitamento di incendiare musei e biblioteche rispose con un dissenso rumoroso. Dissenso tuttavia non riscontrato nei con-fronti dell’esaltazione del militarismo, del canto alla guerra intesa come “sola igiene del mondo, superba fiammata di entusiasmo e di generosità, nobile bagno di eroismo…”. I vari cronisti delle testate giornalistiche in lingua italiana convennero nel definire la serata una vittoria strepitosa.

Rileggere oggi il Manifesto del Futurismo fa ancora venire i brividi. Brividi differenti rispetto a quelli di entusiasmo che lo accolsero. Il pensiero va di-ritto alla Grande guerra che lì a poco sarebbe scoppiata. E al Ventennio successivo. “Glorifichiamo la violenza! Viva la guerra! Morte ai pacifisti!”. Brividi d’orrore.

Intanto la Ferriera di Servola, esaltata poeticamente nel 1910 da chi intravvedeva nella rivoluzione futurista anche una ascensione della classe operaia, avrebbe continuato a partecipare alla storia di Trieste e a condizionarne il futuro. Economico. Ma soprattutto ambientale e di salute di coloro che i dintorni (e non solo) della Ferriera vivono ogni giorno.

La Ferriera di Servola, foto d'epoca

La Ferriera di Servola, foto d’epoca

Scritto da fabiana salvador

fabiana salvador

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