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Società e Diritti

Schiavi di noi stessi?

– di Barbara Žetko –

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Ci sono domande alle quali spesso è difficile rispondere. Perché siamo tutti, almeno a parole, degli ecologisti convinti, ma nei fatti ci comportiamo da irragionevoli? Ci rendiamo conto che la natura va protetta e che non possiamo sfruttare la nostra Terra all’infinito, ma poi ci comportiamo come degli incoscienti.

Il problema non risiede tanto nella nostra ragionevolezza, quanto nelle nostre emozioni. Sono queste che ci spingono a comprare oggetti di cui non abbiamo bisogno solamente per soddisfare un desiderio che è stato creato artificialmente. I pubblicitari lo sanno bene e toccano le nostre corde emotive più profonde per farci spendere, comprare e di conseguenza inquinare, anche se in realtà ciò non ci fa vivere meglio, anzi. Lavoriamo di più per avere più soldi da spendere, ma ci ritroviamo con meno tempo per apprezzare ciò che possediamo. Sembra un comportamento masochista, eppure continuiamo a seguirlo.

Ossessionati come siamo dal voler possedere sempre l’ultimo modello dell’iPod o le tende nuove dell’Ikea, non ci rendiamo conto di venir manipolati dall’industria che ci impone un modello di vita che sembra possa offrirci ogni felicità e tutta la libertà che desideriamo, ma che in realtà ci rende schiavi senza che neppure ce ne accorgiamo.

Quando un prodotto risulta vecchio e sorpassato prima del tempo a causa della pubblicità o dei messaggi subliminali dei media, parliamo di obsolescenza percepita o simbolica. Al contrario dell’obsolescenza programmata che stabilisce un limite molto ridotto di durata dei prodotti, in questo caso l’oggetto che utilizziamo o indossiamo potrebbe benissimo svolgere la propria funzione per molti mesi o spesso per molti anni ancora. Ma noi volutamente ignoriamo questa realtà e il nostro bisogno di farci accettare dagli altri ha la meglio sul buon senso. Così il mondo viene inondato di prodotti/rifiuti semplicemente perché, se non cambiamo e restiamo al passo con la moda, chi si sta intorno comincia a giudicarci o, peggio, evitarci. La pubblicità ha un ruolo fondamentale in questo processo, perché decide come creare degli status symbol. Chi non li segue viene deriso o tagliato fuori, in pratica espulso da un ingranaggio che stritola non solo chi ci cade dentro, ma anche chi non segue le regole del gioco.

Questo perverso meccanismo ormai funziona in quasi tutti i settori in cui si vende qualcosa. Neppure l’edilizia ne è esclusa. Molti sacrifici vengono fatti per realizzare la casa dei sogni, sulla cui durabilità abbiamo sempre meno certezze, fatto confermato dai sempre più frequenti problemi di manutenzione. La casa viene arredata seguendo le ultime tendenze che purtroppo passano dopo qualche stagione per lasciar posto a forme e colori nuovi. L’arredamento a basso costo ha ormai sostituito quello di qualità, visto che possiamo facilmente cambiarlo dopo un paio d’anni, senza il timore di restare al verde.

Ma cosa possiamo fare per non ritrovarci vittime di questo sistema malato? Siamo abbastanza forti da poterlo combattere?

Ognuno di noi può cominciare facendo la spesa con un po’ di buonsenso, ricordandoci del vecchio detto “chi più spende, meno spende”. Un armadio fatto con cura o una borsetta di qualità sopravvive alle mode passeggere e può suscitare ammirazione anche dopo dieci o quindici anni. E se costa quattro volte di più di un oggetto comprato nel grande magazzino, il risparmio si nota non solo nella durata del prodotto, ma anche in tutto ciò che questo comporta: comprare un cappotto una volta ogni otto anni invece che ogni due fa risparmiare a noi tempo e anche denaro, riduce l’inquinamento dovuto alla produzione e ai trasporti, ma soprattutto riduce drasticamente i rifiuti, sia quelli del prodotto in quanto tale, sia quelli dovuti agli imballaggi.

Cerchiamo di sostituire la filosofia dell’usa e getta con un modo di consumare più saggio e delle scelte più consapevoli che prediligano la qualità. In fondo, se ci fermiamo un attimo a ragionare, con il nostro comportamento personifichiamo il paradosso. Da un lato consumiamo tutto velocemente, senza neppure avere il tempo di utilizzare fino in fondo quello che abbiamo, dall’altro spendiamo delle somme spropositate per cercare di mantenerci giovani, come se fossimo gli unici su questa Terra a non dover essere sostituiti.

 

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