Konrad
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Urbani

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I nostri eroi, eroi delle città e delle strade, eroi le cui gesta verranno raccontate soltanto da facebook, si svegliano all’alba per ripassare matematica, s’incrociano alle fermate e spendono sei ore al giorno in una scuola simile, ormai, ad un ammasso di polvere e gesso (e perchè no anche amianto).

Riescono a raggiungere il banco, forse anche per un’inerzia innata, in qualunque giorno, che vi sia un gelo paralizzante o un caldo afoso, che non si abbia dormito per niente o che si sia particolarmente tristi.

I veri eroi prendono l’autobus, anche se qualche volta non timbrano il biglietto, o ronzano lungo i vicoli con dei motorini tutti graffiati, ma che nascondono, sotto la sella, troppi ricordi.

Guardano la partita con una schedina in mano e s’arrabbiano ogni volta, perchè ogni volta, non si sa per quale legge, perdono. Sanno dove si trova il caffè migliore, ma preferiscono bere il solito al solito bar. Si guardano per mezz’ora davanti allo specchio prima di darsi il permesso d’uscire, per poi nascondere in una naturale bellezza tutto il trucco.

Trovano sempre un angolo nascosto per una sigaretta clandestina, per un  bacio segreto, per quella classica birra fresca e per la loro musica, per la libertà, per la sola vita. 
Una civiltà urbana che respira delle lacrime lasciate cadere sul cuscino, delle urla e di quelle risate bisbigliate con il compagno di banco; che riesce a brillare nel buio nonostante le catene, le proibizioni ed il maledetto “no categorico finchè non firmo solo bei voti sulla pagella”. 
E chissà se se la ricordano quella notte insonne, quel batticuore incomprensibile ed improvviso, quella camminata che pareva eterna per tornare a casa prima che sorga il sole, quelle ore ad aspettare un messaggio che non voleva arrivare e quella corsa folle per raggiungere il telefono quando invece quel messaggio è arrivato. Chissà se se lo ricorderanno quando, esperti ormai di troppe avventure, sfoglieranno un album di fotografie o rileggeranno le rige d’inchiostro abbandonate su di un vecchio diario. 
Forse cancelleranno tutto e, così, il magico equilibrio tra l’essere infinitamente liberi ed infinitamente imprigionati cadrà nella dimenticanza più scura e polverosa. Allora potranno puntare il dito contro il gruppo di amici che gioca a pallone sul marciapiede, non per assaporarne la dolce memoria, ma per giudicarne la spericolatezza e sgrideranno quel ragazzino in skateboard perchè non riusciranno più a sentire l’armonia perfetta delle ruote che sfregano prima il cemento poi l’aria. Oppure salveranno semplicemente tutto nel cuore e sapranno ascoltare i nuovi eroi, con le loro nuove regole ed i loro nuovi angoli segreti.

 

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